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Fabio Jakobsen in coma, come è successo: la colpa delle transenne

Giovedì cinque ore di operazione per ridurre le fratture al volto. Oggi il tentativo di risveglio per valutare eventuali danni cerebrali: i medici sono moderatamente ottimisti. Dopo il terribile incidente al Giro di Polonia, il campione nazionale olandese Fabio Jakobsen continua a lottare per la vita all’ospedale di Katowice. La «caccia all’untore» — il top sprinter Dylan Groenewegen che con una spallata folle e intenzionale ha provocato la caduta — non si allenta. Patrick Lefevere, manager del team di Jakobsen, chiede il «carcere per un gesto criminale» mentre la federazione ha preannunciato una squalifica record. Groenewegen — che nella caduta si è fratturato una clavicola — ha detto di «non trovare le parole per descrivere quanto mi dispiace per Fabio e gli altri corridori caduti. Al momento la salute di Fabio è la cosa più importante. Penso sempre a lui».

Al centro della polemica adesso ci sono però gli organizzatori e la stessa Federazione. Sul rettilineo finale in discesa i velocisti hanno toccato gli 85 km/h (10 in più di uno sprint standard) e, soprattutto, si sono visti rimbalzare addosso delle transenne, basse e leggerissime, prima sbriciolate e poi trasformate in proiettili. Un filmato girato da uno spettatore mostra che nella zona dove è precipitato Jakobsen c’erano blocchi di cemento potenzialmente letali. Solo l’assenza di pubblico dovuta alle misure anti-Covid, poi, ha impedito la tragedia.

Sull’argomento non si sono espressi né l’organizzatore Czesław Lang né l’Unione Ciclistica. Incredibilmente, i regolamenti prevedono norme rigidissime sulla lunghezza dei calzini da indossare durante le cronometro («non oltre il punto medio compreso tra il malleolo e la testa del perone») ma nulla su forma, struttura e tenuta delle transenne. Nei filmati che mostrano situazioni analoghe al Tour o al Giro (di spallate come quelle di un Groenewegen con cervello obnubilato dalla fatica se ne vedono, purtroppo) si osservano le barriere che non si muovono di un millimetro e il corridore coinvolto che rimbalza all’interno della strada rimediando di solito una scapola rotta.

Silvio Martinello, ex velocista sopraffino e campione olimpico, la pensa così: «Al Giro d’Italia gli ultimi 500 metri del rettilineo d’arrivo sono messi in sicurezza con barriere di circa due metri, scomode per il pubblico ma molto più sicure per i corridori. In Polonia il disastro è stato causato dalle transenne, mal posizionate e probabilmente non agganciate tra loro, saltate come birilli: sono state la vera causa di quanto accaduto». Un altro grande ex dello sprint, l’australiano McEwan: «Da dieci anni chiediamo alla federazione transenne che non flettano senza ricevere risposte. Se a Katowice le avessero messe, Fabio se la sarebbe cavata con qualche cerotto».

In una grande corsa a tappe, affitto e movimentazione delle transenne di qualità adeguata sono una voce importante di spesa ma anche un onere logistico di primo livello. Il Giro di Polonia (giovedì nella seconda tappa a Zabrze ha vinto, sempre in volata, l’iridato danese Mads Pedersen) è una corsa dalle grandi risorse, inserita nel World Tour a dispetto di un’esperienza relativamente breve. Fino a quando la federazione non imporrà regole precise per i transennamenti o per evitare l’azzardo di un rettilineo finale in discesa, sanzionare gli organizzatori è tecnicamente impossibile.

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