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Farmaco per l’osteoporosi potrebbe curare Covid in forma lieve/moderata

Raloxifene: un farmaco ben conosciuto, approvato in Europa per la cura dell’osteoporosi. Ma è anche una possibile arma contro Sars-CoV-2. La casa farmaceutica Dompé, che lo produce, ritiene che possa essere efficace nei casi moderati e lievi di Covid grazie alla sua capacità di contrastare la replicazione virale. Il raloxifene appartiene al gruppo di farmaci definiti “modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni” (SERMs, selective estrogen-receptor modulators) e ha un livello elevato di sicurezza e tollerabilità. Il consorzio guidato da Dompé, che ne sta valutando la potenzialità terapeutica contro Sars-CoV-2 da maggio, ha ribrevettato il farmaco per la nuova indicazione (uso universalistico) ed è pronto a produrlo in quantità massicce. In Italia non è stato testato sull’uomo contro Covid, per la scarsità di nuove infezioni, mentre l’autorità sanitaria della Corea del Sud ne ha confermato l’efficacia su alcuni pazienti con infezione da Sars-CoV-2.

Il consorzio pubblico-privato

La valutazione delle potenzialità contro Covid del raloxifene è stata possibile grazie al progetto di supercomputing “Exscalate4CoV”, il consorzio pubblico-privato supportato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione, composto da 18 partner (tra cui l’Istituto Spallanzani di Roma) e guidato da Dompé farmaceutici. L’identificazione della molecola è avvenuta grazie allo screening virtuale condotto dai supercomputer su oltre 400mila molecole (farmaci sicuri per l’uomo e prodotti naturali) messi a disposizione da Dompé farmaceutici e dal Fraunhofer Institute. Tra le molecole selezionate, è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato (come appunto raloxifene). Sono state testate 7mila molecole con caratteristiche promettenti: 100 sono risultate attive in vitro e 40 hanno dimostrato capacità di contrastare il virus nelle cellule animali.

La piattaforma di supercalcolo

Al centro del progetto c’è Exscalate (exascale smart platform against pathogens), piattaforma di supercalcolo intelligente che sfrutta una “biblioteca chimica” di 500 miliardi di molecole, grazie a una capacità di elaborazione di oltre 3 milioni di molecole al secondo. La Commissione Europea sostiene il consorzio con 3 milioni di euro nel quadro del programma di “urgent computing” per il supercalcolo contro Sars-CoV-2. Lo scopo di “Exscalate4Cov” è duplice: individuare i farmaci più sicuri e promettenti per il trattamento immediato della popolazione già infetta e, nella seconda fase, trovare molecole capaci di inibire la patogenesi del coronavirus per contrastare i contagi futuri. La proprietà intellettuale dei risultati prodotti da “Exscalate4CoV” è stata protetta per promuovere l’accesso universale alle cure che ne potranno derivare: tutti i dati scientifici prodotti dal consorzio saranno resi di dominio pubblico. Per quanto riguarda raloxifene, il consorzio sta discutendo con l’Agenzia europea per i medicinali l’accesso ai trial clinici sull’uomo. Sarà il Comitato etico dell’Istituto Spallanzani a decidere il via libera all’uso del farmaco contro il coronavirus in Italia. Intanto raloxifene può essere usato in via compassionevole.

Nuovo modello contro le epidemie

«Con il progetto “Exscalate4Cov” la Commissione Europea ha voluto creare un nuovo modello per contrastare le epidemie — ha detto Andrea Beccari, ricercatore, responsabile del progetto che supporta il consorzio pubblico-privato —. La Commissione ha messo insieme le eccellenze europee lungo tutta la filiera dal supercalcolo, alla capacità di calcolo garantita dai supercalcolatori come Cineca in Italia, dalle Università, ai centri di ricerca, alla clinica e all’ente regolatorio Ema, al fine di garantire un accesso veloce e universalistico alle potenziali cure».

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