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Gravina e quella insana voglia di playoff nel calcio

Un campionato in tre fasi da concludere con la final eight che assegna lo scudetto, sul modello di quanto accaduto a Champions ed Europa League nell'estate del Covid. O, comunque, con un meccanismo che eviti il calo di interesse e agonismo nella seconda parte della stagione quando molte squadre sanno di aver raggiunto in anticipo i rispettivi obiettivi e mollano a livello di intensità e concentrazione. C'era da aspettarselo, ma adesso c'è la conferma: quella che per mesi è stata una riflessione su un piano B per contrastare la pandemia ora è diventata un ragionamento in termini assoluti per immaginare la Serie A del futuro con i playoff.

L'idea piace al presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, impegnato a studiare un format che possa tenere dentro le esigenze di tutti. Non si parla di cambiare la stagione in corso, ma di fare qualcosa di nuovo che aumenti l'appeal di un torneo che - parole di Gravina - "rischia di perdere pubblico se in alcune fasi non è più decisivo per squadre che hanno acquisito un risultato". In primavera i club hanno fatto muro contro il progetto, che doveva essere il piano B in caso di problemi a portare a termine la stagione dopo il lockdown. La posizione non è molto diversa adesso perché ognuno ragiona sulle proprie strategie e convenienze e che investe di più guarda con scarso favore a una formula in cui, magari dopo aver fatto una stagione regolare di vertice per sei mesi, si possa rischiare di restare fuori dalla Champions League per una partita andata male ad aprile.

L'obiezione è solida e alla Figc andrebbe ricordato come molti degli sport e dei sistemi che prevedono il playoff siano legati a modelli chiusi o semi chiusi. Per fare un esempio, la partecipazione alla ricca Eurolega di basket non è legata al risultato del campo ma a licenze pluriennali sulla base delle quali i club programmano investimenti e budget. Per non parlare degli Stati Uniti e delle leghe nordamericane in generale. E poi il calcio di vertice conosce già format a eliminazione diretta: le coppe europee, la Coppa Italia per restare al calcio nostrano. Dove alla fine è stato lo stesso organizzatore a prevedere percorsi facilitati per le big per evitare il rischio di vederle sparire in fretta dal tabellone depauperando il valore commerciale del prodotto.

I playoff in Serie A non piacciono troppo, insomma. Non sarà facile per Gravina farli passare così come è difficile far passare norme che spingano verso il riequilibrio del cosiddetto 'competitive balance', parametro che prova a misurare il grado di contendibilità all'interno dello stesso sport o torneo così da certificarne l'appeal. Anche in questo caso i modelli esistono, dal salary cap a un fair play finanziario rigoroso per tutti e flessibile per chi entra. Ma discutere di soldi è scomodo e dei limiti progettuali di chi non riesce a creare un percorso vincente è poco popolare. Meglio parlare dei playoff, con l'illusione che possano da soli invertire la tendenza.

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