Italy

Il Covid contagia pure il Ferragosto. Braccio di ferro Governo-Regioni. Lite per la stretta anti-assembramenti sulla movida. Palazzo Chigi: 100 milioni di ristoro in caso di chiusura

E’ ancora scontro tra Governo e Regioni sulle misure di contenimento del Covid-19. Da un lato l’Esecutivo per il giorno di Ferragosto vuole restrizioni e controlli più serrati nelle discoteche e nei locali notturni. Dall’altro ci sono le Regioni, in ordine sparso, ma la maggior parte contrarie ad ulteriori misure che frenerebbero la ripresa economica del settore. Il nodo si scioglierà nell’incontro di oggi e l’analisi dei numeri dei nuovi contagi sarà, in tal senso, decisiva. Le nuove misure da adottare serviranno ad evitare gli assembramenti che si sono visti nelle discoteche le scorse settimane. Molti giovani, infatti, hanno letteralmente preso d’assalto le località balneari e turistiche italiane.

Se Governo e Regioni hanno trovato un accordo sui controlli per chi rientra dalle vacanze all’estero, ovvero test rapidi per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna, non si è trovato invece un punto d’incontro sulla volontà di mettere ulteriori paletti ai gestori dei locali notturni. Con i contagi in netta risalita e diversi focolai nelle località turistiche a causa della movida indisciplinata, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è detto pronto a intervenire imponendo la chiusura delle discoteche, la cui riapertura è stata autorizzata in autonomia dalle Regioni.

E proprio alla luce dell’attuale groviglio di ordinanze regionali i governatori di Toscana e Puglia invocano misure univoche per tutto il territorio nazionale. Le immagini che arrivano da Gallipoli e dalla riviera adriatica con centinaia di giovani ammassati, come se il Covid non fosse mai esistito, sono allarmanti. Si registrano troppi contagi durante le serate nei locali, dove è praticamente impossibile far rispettare il distanziamento e la mascherina si porta, quando va bene, al polso. Ma, nonostante il pressing, molte Regioni resistono, rinviando l’argomento e sostenendo che il settore è in ripresa e una nuova chiusura sarebbe un colpo durissimo.

Tra le maggiori resistenze, quelle della Sardegna: Christian Solinas ha firmato un’ordinanza per tenere aperti i locali notturni motivando la scelta con “l’attuale situazione epidemiologica nel territorio sardo”. Da ricordare che è la stessa Sardegna che fino a qualche settimana fa chiedeva un passaporto sanitario per consentire l’accesso ai turisti. Di tutt’altro avviso Toscana, Calabria e Puglia, che anticipano la linea dell’Esecutivo con nuove ordinanze. “I casi registrati a luglio e agosto proprio in Puglia potrebbero essere la scintilla della seconda ondata di coronavirus”. A sostenerlo l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force regionale pugliese per l’emergenza nella Regione.

Il Governo, in queste ore, sta valutando i dati dei nuovi contagi e sta mettendo sul tavolo 100 milioni di euro per un eventuale ristoro: se ci saranno nuovi focolai, se l’Rt balzerà in alto, si chiuderà. Mercoledì, all’appuntamento convocato d’urgenza con i governatori, i ministri della Salute, Roberto Speranza, e degli Affari regionali, Francesco Boccia, si sono presentati con il collega dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che aveva già riunito le associazioni dei gestori di discoteche. In ballo c’è un settore da 400 milioni di euro di fatturato, 3.500 locali riaperti, 25mila lavoratori e un impatto considerevole sul turismo di molte località.

Ma sui controlli serrati è intervenuto anche il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che si dice contrario e fa leva sulla responsabilità dei singoli: se le forze di polizia avviassero “un’attività di controllo massivo sulle discoteche, gli effetti sarebbero devastanti anche per la ripresa delle attività economiche”. Per questo sul tema della prevenzione “mai come in questo momento esiste un tema di responsabilità personale”. Nel dibattito si è inserito anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, che ha ribadito: “Le discoteche devono rimanere chiuse perché con migliaia di ragazzi ammassati non c’è nulla da fare. Le aggregazioni di massa sono impossibili da gestire”.

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