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Kiki Dimoula e la poesia di cui abbiamo bisogno nei giorni della psicosi

Abbiamo bisogno di poesia. Eccome se ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di rieducare il palato ai sentimenti morbidi, abbiamo bisogno di uscire da questo cattivismo e da questo bullismo lessicale che ci inonda ogni giorno, tutto il giorno, tutti i giorni. Ogni tanto mi viene da pensare che diventeremo un mondo migliore quando torneremo ad accorgerci dei poeti che ci stanno intorno e magari serve a qualcosa ricordare che pochi giorni fa è m orta la più grande poetessa greca che ha raccontato benissimo, in versi, questo nostro tempo.

Avremo anche bisogno di credere che si possa scrivere un articolo, per di più in rete, che parla di poesia e che contenga una poesia: ci fa bene svegliarci ritrovando una poesia sul comodino, soprattutto se inaspettata. Kiki Dimoula era nata ad Atene nel 1931 e per tutta la vita ha lavorato alla Banca Nazionale Greca. La sua poesia è fatta di parole e cose comuni, di eclissi che risuonano come assenze e dell'amaro in bocca di quest'epoca. Eccola qui, una delle sue poesie più belle, "La pietra perifrastica":

Parla.

Dì qualcosa, qualsiasi cosa.

Soltanto non stare come un’assenza d’acciaio.

Scegli una parola almeno,

che possa legarti più forte

con l’indefinito.

Dì:

“ingiustamente”

“albero”

“nudo”

Dì:

“vedremo”

“imponderabile”,

“peso”.

Esistono così tante parole che sognano

una veloce, libera, vita con la tua voce.

Parla.

Abbiamo così tanto mare davanti a noi.

Lì dove noi finiamo

inizia il mare

Dì qualcosa.

Dì “onda”, che non arretra

Dì “barca”, che affonda

se troppo la riempi con periodi.

Dì “attimo”,

che urla aiuto affogo,

non lo salvare,

“non ho sentito”.

Parla

Le parole hanno inimicizie,

hanno antagonismi

se una ti imprigiona,

l’altra ti libera.

Tira a sorte una parola dalla notte.

La notte intera a sorte.

Non dire “intera”,

Dì “minima”,

che ti permette di fuggire.

Minima

sensazione,

tristezza

intera

di mia proprietà

Notte intera.

Parla.

Dì “astro”, che si spegne.

Non diminuisce il silenzio con una parola.

Dì “pietra”,

che è parola irriducibile.

Così, almeno,

che io possa mettere un titolo

a questa passeggiata lungomare.

[da «Il poco del mondo», traduzione di Clelia Albano]