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L’ultimo incubo tedesco sono i mattatoi Nuovi focolai, prorogati i divieti Covid

BERLINO – Il governo federale e i Laender tedeschi hanno deciso di prorogare per i prossimi mesi le misure restrittive contro la pandemia. La decisione di mantenere l’obbligo della distanza di 1,5 metri, di portare le mascherine in pubblico, di limitare i contatti e il divieto assoluto di eventi di massa è stata presa in seguito alle gravi recrudescenze del Covid-19 registrate in diversi Stati. In particolare nel Nord Reno-Vestfalia è riesploso il caso dei macelli come focolai di contagio, dopo che nella circoscrizione di Guetersloh in un impianto per la lavorazione della carne sono stati accertati 657 nuovi contagi. Si tratta della più grande struttura del genere esistente in Europa, di proprietà della Toennies, nella quale vengono macellati ogni anno oltre 16 milioni di suini. L’impianto, che sorge nel comune di Rheda-Wiedenbrueck, è stato chiuso dalle autorità a tempo indeterminato e i suoi quasi 7 mila addetti messi in quarantena. E poiché tra di loro ci sono centinaia di donne e uomini con famiglia e figli, il Land ha chiuso anche tutte le scuole e i nidi dell’area di Guetersloh fino al 29 giugno, data d’inizio delle ferie estive.

Il focolaio della Toennis alza però il velo su una grave realtà sociale. L’azienda ammette solo che causa dell’esplosione dei contagi sia stato il ritorno da un lungo weekend di vacanza in patria, il primo dopo i mesi del lock down, di centinaia di lavoratori dell’Est, impiegati nell’impresa, in maggioranza polacchi e rumeni. Avrebbero viaggiato tutti insieme, alcuni fino a 17 ore, in bus affollati e senza alcun rispetto per le misure di igiene e sicurezza. Nessuno presentava sintomi, ma sin da lunedì i primi test hanno fatto registrare 128 positivi .«Possiamo solo scusarci», ha detto un portavoce della Toennies, aggiungendo che le basse temperature tenute dentro l’impianto «sono un fattore ideale per favorire l’infezione». Ma la realtà è un’altra. E cioè che i «Gastarbeiter» dell’Est vengono alloggiati da Toennies in dormitori sovraffollati e insalubri, dove non c’è alcun rispetto per le regole sanitarie e sociali.

È stato lo stesso ministro-presidente del Nord Reno-Vestfalia, Armin Laschet, a denunciare la situazione: «Il nuovo focolaio ha a che fare con le condizioni in cui vivono e lavorano le persone in quell’azienda». Un deputato regionale della Cdu ha chiesto un’indagine ufficiale, per chiarire le vere cause dei nuovi contagi. Nel frattempo il ministro della Sanità del Land, Karl-Josef Laumann ha disposto che le migliaia di dipendenti dei mattatoi del Nord Reno-Vestfalia vengano tutti sottoposti al test del Covid-19. Intanto, si registrano piccoli focolai anche in altri Laender.

A Gottinga, nella Bassa Sassonia, è stato messo in quarantena un intero complesso nel quale vivono 700 persone. La misura è stata decisa dopo che i test hanno registrato 100 nuovi contagi. Tuttavia, questo non ha portato a bloccare le aperture, che nel Land sono fra le più avanzate delle Germania, poiché il numero dei nuovi contagi ogni 100 mila persone negli ultimi sette giorni è ancora a 45, cioè sotto la soglia critica di 50 che farebbe scattare automaticamente il blocco. Anche a Berlino si registra una situazione critica nel quartiere di Neukoelln, dove un intero blocco è stato messo in quarantena, poiché 56 dei 70 nuovi contagiati del quartiere abitano tutti lì. Si tratta in maggioranza di rumeni e questo ha portato a una situazione di crescente tensione con i tedeschi che abitano nella zona.

Nell’incontro con i ministri-presidente dei Laender, il primo a Berlino dal 12 marzo scorso, Angela Merkel come fa da settimane ha spiegato che il virus è ancora fra noi e vi rimarrà ancora a lungo, almeno fin quando non ci sarà un vaccino. E per questo occorre agire con prudenza. Da due giorni è in funzione l’app del governo per tracciare i contatti avuti da chi viene infettato. Finora è stata scaricata da oltre 7 milioni di persone. Ma il leader dei Verdi, Robert Habeck, critica fortemente il fatto che l’app funzioni solo con i cellulari di ultima generazione, il che taglia fuori dal monitoraggio gli anziani e i più poveri.

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