Italy

La chimica, il richiamo all’Europa L’export ora vale 30 miliardi

«Un orizzonte e non un confine». L’Europa non è una prigione da cui scappare. Non esserci significa «perdita di competenze, investimenti, posti di lavoro». Una relazione che ha quasi il sapore di un monito a non cedere alle convinzioni euro-scettiche. Paolo Lamberti, presidente di Federchimica, ieri ha aperto la tradizionale assemblea annuale, puntando il dito contro chi pensa di lasciare la Ue. Il suo osservatorio è interessante. Rappresenta un comparto storicamente a bassissima conflittualità sociale. In cui il rapporto con i sindacati è stato sempre scevro da contrapposizioni. Federchimica sostiene da sempre la cornice nazionale dei contratti ed è una best practice nel welfare.

La chimica italiana vale 55 miliardi di euro, di cui 30 miliardi destinati alle esportazioni. L’export è diventato la stella polare di ogni ragionamento. L’Italia ha presentato nel 2017 uno straordinario surplus commerciale. Ecco perché Emma Marcegaglia, presidente di BusinessEurope (l’associazione europea degli industriali) ieri non ha nascosto i suoi timori e per questo ha ringraziato il ruolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la crisi. Opinione condivisa dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

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