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La Juve di Pirlo: la forza del sorriso e quel credito che Sarri non ha mai avuto

Appena un mese fa il modello Bayern era sulla bocca di tutti, per la vittoria della Champions e per lo stile iper offensivo con la quale è stata ottenuta. Non a caso anche Andrea Pirlo lo ha citato nella sua prima uscita pubblica da allenatore della Juventus. Il pacchetto completo, esibito nella finale contro il Psg (1-0, gol dell’ex juventino Coman), però prevede anche il rischio di prendere gol in contropiede a cinque minuti dalla vittoria della Coppa, con la difesa schierata a centrocampo: tutto molto bello ed «europeo» se lo fanno gli altri, ma quasi sacrilego per una certa cultura calcistica italiana.

Contenti loro — i giocatori — contenti tutti: Ronaldo & Co. hanno votato per un’apertura di credito che Sarri non ha mai minimamente avuto (nonostante la sua Juve non abbia mai preso un gol sciagurato in contropiede come il 2-1 della Roma). Grazie a questo vento favorevole alle spalle e alla politica del sorriso, Pirlo può prendersi del tempo per trovare l’assetto migliore, senza dimenticare l’anomalia di una stagione con una preparazione breve, nella quale la Juventus è stata l’unica grande a cambiare tecnico: «Per la costruzione della squadra, della sua identità e del suo spirito, un pareggio come quello di Roma in inferiorità numerica e in rimonta vale di più della vittoria all’esordio contro la Samp — spiega Alberto Zaccheroni —. Non voglio difenderlo, ma a Pirlo sono mancate le classiche sei settimane pre campionato: bisogna sempre pensare a costruire, ma non puoi spiegarlo a parole, devi trovare le distanze, i tempi, la gestione degli spazi, gli smarcamenti senza palla. Tutto questo è mancato e tanti giocatori non erano a loro agio. Eppure le parole di Ronaldo e l’atteggiamento della squadra dimostrano il grande credito di cui gode Pirlo. È fondamentale».

Dopo due partite il bello del debuttante è che ha messo d’accordo la squadra, ancora incompleta tra infortunati (De Ligt), ritardi (Arthur, Dybala, Bentancur) e lacune di mercato (sulla fascia sinistra). Ma divide il popolo, tra chi lo considera un dilettante allo sbaraglio (perché non togliere Rabiot prima che si facesse cacciare?) e chi un «predestinato», come lo ha definito il direttore Paratici: «Verso Pirlo credo ci sia un’empatia piuttosto ampia, dovuta al suo passato di grande giocatore e di uomo ben voluto, maturo e intelligente — sottolinea Francesco Guidolin —. L’avventura dell’allenatore senza esperienza, arrivato con anticipo inaspettato sulla panchina più importante, fa simpatia. Ma il credito dura fino a un certo punto. Conteranno i risultati».

E a che punto è la costruzione della Juve, passata dai livori in corso con Sarri ai lavori in corso con Pirlo? «Conterà molto la personalità e lui ce l’ha spiccata — chiosa Guidolin —. Da ex giocatore pieno di idee e di estro, ha un occhio di riguardo per un tipo di calcio creativo e propositivo. Il modello Bayern è lontano. Ma la penso come Ronaldo: il futuro della Juve è roseo».

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