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La Spagna franchista in A Cuore Aperto

 ELVIRA LINDO 'A CUORE APERTO' (GUANDA PP 384 E. 18,05) Ha scavato nella storia intima dei suoi genitori diventati i protagonisti di un romanzo in cui Elvira Lindo racconta attraverso la vita familiare la Spagna del dopoguerra, del regime franchista e della democrazia. La giornalista e scrittrice spagnola in 'A cuore aperto', pubblicato da Guanda nella traduzione di Roberta Bovaia, ha saputo con grande sensibilità letteraria e ironia dar voce alle storie non sul filo della memoria ma immergendosi nel momento in cui accadevano.
    Opinionista per El Pais, la Lindo, che è nata a Cadice nel 1962 è autrice della fortunata serie per bambini Manolito Quattrocchi, pubblicata in Italia da Lapis.
    Nelle prime pagine di 'A cuore aperto' ci troviamo invece nel 1939, in una Madrid dilaniata dalla guerra dove suo padre Manuel, lotta contro la miseria e riesce a farcela grazie alla sua scaltrezza e forza. Diventa un uomo volitivo e stravagante, l'opposto della moglie riservata, silenziosa, amante dei libri e della lettura che muore presto, quando la figlia minore, Elvira, è adolescente. La loro è una storia d'amore imperfetta ma dove l'amore c'è come ci racconta la Lindo che si fa indagatrice dei suoi genitori e del suo Paese.
    "Per ogni capitolo di questo libro - racconta in un'intervista all'ANSA in occasione di Libri Come a Roma - ho deciso di essere in quel momento, in quel presente, non di ricordare quello che era successo. Se avessi deciso di scrivere un libro di memorie, di ricordi sarebbe stato diverso. Una delle prime scoperte che ho fatto è stato il bambino che era mio padre a 9 anni. Sapevo cosa gli era successo perché me lo aveva raccontato molte volte, ma mi sono messa nei suoi panni e ho voluto essere fedele alla sua personalità. Ho fatto molte ricerche per capire come era la Madrid di quel momento, una città completamente distrutta. Ho fatto un po' come Roberto Rossellini quando ha raccontato il bambino di 'Germania anno zero'. Non ho scandagliato solo la personalità dei miei genitori, è stata una ricerca di paesaggi, di geografia della Spagna perché volevo capire come era in quegli anni" racconta la Lindo.
    Con la madre che "era una persona e un personaggio molto più misterioso del padre" ha mantenuto "una sorta di filo rosso, una conversazione mentale portata avanti sempre. Spesso le chiedevo se era d'accordo con il mio comportamento del momento. Era più vulnerabile, aveva un mondo interiore straripante. Se avesse vissuto in un contesto diverso sicuramente avrebbe fatto un lavoro intellettuale. Non sapevo che quando è finita la guerra è andata a terminare gli studi in un collegio a Valencia, molti bambini non hanno più ripreso a studiare. I miei genitori avevano tutti gli ingredienti per poter costruire una storia" dice la scrittrice.
    I viaggi sono un elemento fondamentale nel romanzo, accompagnato da alcuni disegni: "i miei genitori si sono spostati molto e questo è interessante. Le nascite di noi figli hanno sempre avuto a che fare con una grossa opera pubblica infrastrutturale della Spagna. Io sono nata a Cadice perché in quel momento c'era un grosso progetto di edilizia nel porto della città. La Spagna è una tela di fondo che percorre la vita dei miei genitori ma in filigrana, non ho voluto scrivere un romanzo storico. E la loro è stata una generazione che ha cambiato molto la sua mentalità, è nata sotto una dittatura e poi a un certo punto è arrivata la democrazia che ha trasformato tutto. Si sono cominciate a sentire parole come divorzio, aborto, libertà sessuale e impegno politico, soprattutto" dice la Lindo. E si augura che i lettori italiani amino questo libro in cui credo possano identificarsi.Tra il mio Paese e l'Italia ci sono molte cose in comune" dice con un bel sorriso. (ANSA).
   

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