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Italy

Le Sardine: anziani comunisti, grillini delusi, famiglie e mondo Lgbt (tutti senza bandiere)

Dal cassone di un vecchio tir trasformato in palco: gran colpo d’occhio (ma bisogna stare sulle punte dei piedi).
Piazza San Giovanni, pomeriggio di tramontana e politica, folla di sardine militanti che — adesso — cominciano a cantare «Bella ciao».
Anche qui nessuna bandiera.
Nessun colore.
Nessun simbolo che non sia il pescetto stilizzato.
C’è una presentatrice improvvisata che urla nel microfono «Libertà!/ Libertà!», c’è un situazionismo diffuso e allegro, fotografi e cameraman dietro qualche metro di nastro bianco e rosso da cantiere, i compagni della Fiom — e questa è la prima informazione importante per capire il Dna dei manifestanti — mettono un po’ di ordine. Poi si sente uno che dice: «Quelle sono due mie amiche. Fatele passare».

Ecco Mattia Santori, il capo. Il suo sguardo ingenuo e sincero ha preso qualcosa di furbesco ed eccitato. La capigliatura riccia, per l’occasione, è tenuta stretta da un cerchietto (tipo rockstar).
Un mese fa, quando tutto cominciò, furono in quattro a inventarsi su Facebook quello strepitoso flash mob in piazza Maggiore, a Bologna, contro il sovranismo di Matteo Salvini: ma dopo un mese e altre cento piazze è lui — 32 anni, laurea in Economia — ad essere diventato personaggio, e leader. Grappoli di interviste, ogni sera in tv, quei geniacci di Un giorno da pecora, su Radio 1, gli hanno fatto persino mangiare un piatto di sarde sott’olio e lui, un po’ tronfio, ha avuto la prima botta da piacione confessando di essere assediato da signore cinquantenni. Ma se deve spiegare cos’è, e cosa può diventare questo movimento, Mattia è sempre piuttosto fumoso («Vogliamo utilizzare arte, bellezza, creatività, ascolto»). Soprannome inevitabile: Supercazzola (in politica, basta un niente).

Comunque questa folla non sembra troppo interessata ai messaggi, ai discorsi. Pochi applausi, pochi cori, ma moltissima voglia di esserci, di stare insieme. Famiglie al completo e giovani, anziani comunisti («Mi chiamo Nicola Fantasia, 83 anni, e finché c’è stato, ho votato Pci»), grillini delusi («Disgustata dal Pd, ho sognato con Grillo: ma mi sono ritrovata con quella sciagura di Di Maio aggrappato alla poltrona», dice Loredana Demin, 47 anni, impiegata). Poi rappresentanti del mondo Lgbt, boy-scout, Carla Nespolo, presidente dell’Anpi, accolta tra grida di evviva. Lei: «I partigiani sono con voi». Anche i Papaboys: «Sardine, moltiplicatevi», dice Daniele Venturi, presidente del movimento giovanile che iniziò a camminare con Giovanni Paolo II. Sul palco sta salendo Pietro Bartolo, medico a Lampedusa per 28 anni. Alzano un cartello: «Salvini, fascista grasso».

Si sparge la voce che, in un punto imprecisato della piazza, sia arrivata anche Francesca Pascale, la fidanzata del Cavaliere. Ma non ci sono conferme. I fotografi vanno allora a cercare Fiorella Mannoia e Paola Turci, che pure avevano annunciato la loro presenza.
La Mannoia, in realtà, si entusiasma ciclicamente: c’era già ai tempi dei Girotondi di Nanni Moretti, quasi diciotto anni fa. Volendo per forza provare un paragone, questa piazza è forse un po’ meno radical-chic, meno twinset in cashmere e filo di perle, di quella girotondina, e meno arrabbiata di quella grillina. Ma certo appare come una limpida piazza di sinistra. Con dentro un popolo che aspetta di essere mobilitato, di avere un orizzonte. Si volta Erri De Luca, scrittore, poeta, ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua: «Questa infatti è una magnifica piazza di smistamento verso il futuro».

Appunto: quale?
Inno di Mameli, poi Francesco De Gregori, «La Storia siamo noi/ nessuno si senta offeso…». Così torniamo dall’unico capo che c’è, Santori.
«Tra poche ore comincia una fase nuova» (si sistema il cerchietto, perché intanto è arrivata la troupe del Tg1).
Che significa?
«Le sardine non sono mai veramente esistite». Non la seguo.
«Vogliamo più amore nelle parole».
Ma su lavoro, immigrazione, Europa: che pensate?
«Intanto, non ci piacciono le fake news».
Intanto, avete registrato il marchio «Sardine».
«Ma non diventeremo un partito».
Lei prevede di candidarsi?
«Beh…».
Sì o no?
«Mai dire mai» (e si aggiusta un ricciolo).

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