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Lea, la regina delle lettere classiche: «All’estero con il latino si lavora»

L’attrazione per la classicità, se così si può definire quella misteriosa pulsione che spinge a decifrare le antiche lettere, a Lea si è manifestata in prima liceo classico durante una lezione su Seneca. Perché a volte anche le frasi latine sono come frecce che raggiungono l’inconscio più profondo. E quelle parole del filosofo, Omnia aliena sunt, tempus tantum nostrum est («Niente ci appartiene, solo il tempo è nostro») fu per quella ragazzina di 16 anni una rivelazione sconvolgente e probabilmente il primo passo verso quel cammino faticoso di studi che l’ha portata a vincere un premio secolare all’università di Cambridge.

Dal liceo classico alla Normale di Pisa

E già perché Lea Niccolai, che oggi di anni ne ha 28, si è diplomata al liceo classico «Anco Marzio» di Ostia, è allieva della Scuola Normale Superiore e a Pisa ha ottenuto due lauree — Lettere Classiche e Orientalistica —, è stata appena premiata con l’«Hare Prize» per la migliore tesi di dottorato di ricerca dall’università di Cambridge, dove dal 2019 è ricercatrice in «Classics/Oriental Studies». La tesi premiata resterà nell’archivio dell’Università inglese e poi diventerà anche un saggio, al quale la ricercatrice italiana ha già iniziato a lavorare.

La tesi su Giuliano l’Apostata

«Ho studiato Giuliano l’Apostata andando alla ricerca di testi in greco — racconta Lea — e cercando di capire perché lui, nipote di Costantino primo imperatore cristiano dell’Impero Romano, avesse scelto di tornare al paganesimo. E ho trovato una risposta al quesito: Giuliano vedeva la cristianità come un’intromissione nella filosofia e nella politica del tempo. Credo che l’Apostata debba essere rivalutato». Che, raccontata con questa semplicità, sembra l’intuizione più facile al mondo e invece è costata alla studentessa, oggi ricercatrice, anni di lavoro rigoroso, fatica e sacrifici per costruirsi un bagaglio di conoscenze invidiabile per la sua giovane età.

«Insegnanti bravissimi»

«Certo, il mio amore per il latino mi ha stregata sin da adolescente — confessa Lea — ma non avrei mai pensato di diventare una classicista. Ho avuto insegnanti bravissimi che mi hanno raccontato Virgilio, Orazio, Catullo e Seneca in un modo straordinario. Con loro mi si è aperto un universo». Che non è, badate bene, quello di una incorreggibile secchiona. Lea è una ragazza del suo tempo, ha tanti hobby. «Amo la musica — racconta —. Suono il pianoforte e la chitarra. Mi piacciono Bach e Chopin ma anche il rock-folk sperimentale dei Bon Iver, la profondità del jazz mi appassiona, Lucio Battisti mi emoziona». Poi ci sono lo yoga e l’amore infinito per gli animali: «Sono animalista e vegana», dice con orgoglio. Infine ecco i libri, naturalmente. Librerie intere. Classici greci e latini, ma anche contemporanei, saggi, raccolte di poesie di ogni epoca e tendenza.

«Le aziende apprezzano la formazione classica»

La dottoressa Lea si sente un cervello in fuga? «No, io sono una ragazza che ama molto viaggiare, avere nuovi stimoli, conoscere culture diverse — risponde —. Non fuggo, mi muovo per conoscere. Però ammetto che se avessi desiderato restare in Italia tutto per me sarebbe stato più difficile. Sono molto grata alla scuola pubblica italiana, dal liceo sino alla Normale. I miei connazionali che arrivano a Cambridge sono stimati per la loro cultura umanistica, che nel Regno Unito è molto apprezzata e aiuta a trovare lavoro». Un lavoro grazie a Eraclito e Seneca? «Sì, a differenza che in Italia dove le discipline umanistiche vengono un po’ svilite e non danno sbocchi professionali — spiega Lea —. Qui ci sono molte aziende che apprezzano una formazione classica. Ci sono imprenditori che ritengono importante la flessibilità intellettuale che si conquista imparando le lettere antiche. Amano chi coltiva la capacità critica dei romani e dei greci, chi possiede un’ampiezza culturale fuori e dentro il suo tempo, chi ha la capacità di imparare dal passato».

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