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Lukashenko reprime le proteste L’opposizione: «Un voto truccato»

L’esito delle urne è un rotondo 80 a 10, come si prevedeva fin dall’inizio; ma l’opposizione non ci sta. Continua a scendere in piazza, ha presentato un ricorso ufficiale alla commissione elettorale e chiede che nel Paese che fa da cuscinetto fra la Russia e l’Occidente si torni a votare. Aleksandr Lukashenko, il signore e padrone della Bielorussia da 26 anni, risponde con la polizia in assetto anti-sommossa e denuncia interferenze esterne. Non solo russe, ma anche ucraine, ceche e polacche: «Dirigono il quartier generale dove queste pecore non sanno cosa gli stanno facendo fare», ha spiegato parlando del suo popolo. Lui pensava di aver organizzato «un giorno di festa» in occasione della sua sesta rielezione alla presidenza, «e invece questi vogliono rovinare tutto».

Già nella notte di domenica c’erano stati i primi scontri, dopo che la commissione elettorale aveva fatto capire chiaramente quale sarebbe stato il risultato finale dei conteggi, con oltre l’80 per cento per il «babbo», come Lukashenko ama essere chiamato dai suoi. Dimostranti sono scesi in piazza nel centro di Minsk e di altre città, nonostante i massicci presidi delle forze dell’ordine. Nella capitale hanno tentato di dare l’assalto ai palazzi del potere, secondo la versione della polizia. L’opposizione e anche diverse capitali europee che hanno protestato, parlano invece di pacifici assembramenti sciolti con brutalità. A un certo punto un uomo è stato investito da un camion militare e subito trasportato in ospedale. Gli altri manifestanti hanno detto che era rimasto ucciso, mentre il ministro della Sanità ha dichiarato che è ancora ricoverato e che ha riportato «diversi traumi». Ieri sera di nuovo agenti nelle strade, stazioni della metropolitana chiuse e gente che tentava di raggiungere le strade del centro cittadino a Minsk per riunirsi.

Anche questa volta Lukashenko contava di riportare una tranquilla vittoria «bulgara» dopo aver messo in galera o costretto all’estero i suoi principali contendenti. Ma all’ultimo momento tre donne, legate ad altrettanti candidati fatti fuori dalla competizione elettorale, sono riuscite a coalizzare le forze d’opposizione dietro a una di loro, Svetlana Tikhanovskaya, la moglie di un blogger imprigionato. Secondo gli osservatori dell’opposizione, la donna avrebbe riportato ben più del 10 per cento attribuitole dalle autorità. Anzi, in molti collegi avrebbe stravinto. Ieri Svetlana ha presentato un ricorso ufficiale: «Non siamo affatto d’accordo con i risultati ufficiali. Anzi, noi abbiamo informazioni assolutamente opposte. Abbiamo i protocolli ufficiali di molti seggi nei quali i voti a mio favore sono molte volte superiori a quelli di qualsiasi altro candidato», ha detto. A questo punto sarebbe assai facile verificare. Ma non è detto che verrà fatto.

Vladimir Putin, che Lukashenko in queste ultime settimane ha attaccato frontalmente, si è affrettato a congratularsi con il presidente. La Russia tenta di fare la faccia feroce con Minsk, ma non ha alternative al «babbo». L’Europa fa sentire la sua voce ma alla fine, si sa, è difficile che prenda iniziative. Gli Stati Uniti stanno da mesi tentando di ricucire i rapporti con la Bielorussia, e hanno appena nominato dopo anni un nuovo ambasciatore. Julie Fisher, in attesa dell’ok del Senato, ha detto la settimana scorsa che lo scopo degli Usa è quello di «appoggiare gli sforzi della Bielorussia per proteggere la propria sovranità e indipendenza di fronte alle pressioni politiche esterne». Neanche una parola su diritti umani o libere elezioni. Ieri sera però la portavoce della Casa Bianca ha parlato di voto «compromesso». La Polonia ha chiesto una riunione straordinaria del vertice Ue, mentre la Germania invoca il ripristino delle sanzioni: «Non si può parare di vere elezioni», ha detto il ministro degli Esteri Heiko Maas.

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