Italy

Magnelli: «Nei teatri non ci si contagia. Perché chiuderli?»

Il pianista e compositore: «Questo sembra un decreto punitivo»

di Jori Diego Cherubini

Tra gli scontenti del nuovo decreto firmato da Conte ci sono la pressoché totalità degli artisti, che, in buona sostanza, si trovano impossibilitati a lavorare. E chi non le manda a dire è il pianista compositore e arrangiatore Francesco Magnelli, alle tastiere nei C.S.I., P.G.R., e collaboratore e compagno di Ginevra di Marco: «Sembra un decreto punitivo - spiega - non si capisce perché i primi a essere colpiti siano i lavoratori di musica e teatro». Per avvalorare la sua tesi snocciola «i dati reali»: «su 330 mila presenze registrate negli spettacoli estivi si è verificato un solo caso di Covid19».

«In questo momento le persone hanno bisogno di nutrire l’anima»

Si riferisce a uno studio di Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) secondo cui dal giugno a ottobre su 347.262 presenze in 2.782 spettacoli - tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze a evento - si sia registrato un solo caso di contagio: una percentuale pari quasi allo zero. «È la dimostrazione - prosegue Magnelli - di quanto i luoghi che ospitano spettacoli siano assolutamente sicuri; Franceschini (ministro per i beni e le attività culturali) dice che non ci rendiamo conto della risalita dei contagi e di come sia necessario diminuire la mobilità, allora perché non iniziare a chiudere i centri commerciali o diminuire le presenza sugli autobus?, se i teatri non sono zone di contagio perché chiuderli? In un momento simile - osserva - le persone hanno ancora più bisogno di nutrire l’anima trascorrendo una piacevole serata a contatto con la cultura, questo decreto è inspiegabile, spero che dal 24 novembre (data di scadenza del Dpcm, ndr) si torni a lavorare con un minimo di continuità, altrimenti saranno tempi bui per artisti, professionisti e lavoratori che ruotano attorno a questo mondo».

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