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Migranti, isolati 25 poliziotti. E non si riescono a trovare le navi per la quarantena

Migranti, isolati 25 poliziotti. E non si riescono a trovare le navi per la quarantena

L’obiettivo è una nave-quarantena da avere subito a disposizione. Ma il piano è in salita. Gli armatori non stanno concedendo nessuno dei loro “bastimenti” nonostante siano stati messi sul piatto milioni di euro. Evidentemente è più remunerativa la stagione estiva, troppo rischioso abbandonare le rotte e inoltre è impraticabile, per l’esecutivo, requisire un traghetto di una compagnia anziché di un’altra. Perciò il Viminale è pronto a fare scattare il Piano di riserva: i migranti positivi al Covid verranno accolti a terra in strutture che danno adeguate garanzie di isolamento, come le caserme o gli ospedali militari del Celio a Roma o il Baggio a Milano (quest’ultimo ha poche possibilità). 

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«Non vogliamo gravare sulle comunità», ha sottolineato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo le proteste ed i blocchi stradali di Amantea (Cosenza). Proteste momentaneamente sospese perché ai cittadini è stato promesso il trasferimento dei 28 pakistani positivi.

L’arrivo dei 70 pakistani a Roccella Jonica, dei quali 26 positivi al Covid, un effetto negativo lo ha già creato: ha decimato, in termini di presenze, il personale del Commissariato di Siderno: sarebbero 25 i poliziotti messi in quarantena, compreso il dirigente Antonino Cannarella. Sono stati loro, infatti, a essere chiamati per effettuare le operazioni di riconoscimento, ancora prima di conoscere l’esito dei tamponi realizzati sui migranti.

E il numero di “isolati” è arrivato a più di 60 persone, perché ha riguardato tutti coloro che hanno effettuato il soccorso: i carabinieri della Compagnia di Roccella, i finanzieri della Squadriglia aeronavale, il comandante dei Vigili urbani e il presidente dei volontari della Protezione civile della cittadina calabrese, oltre a diversi altri volontari che hanno trascorso la notte nel Palazzetto dello sport per dare assistenza. Insomma, un effetto boomerang che sembra aver creato non poche difficoltà a chi d’estate dovrebbe vedere aumentato il proprio organico, vista la crescita del carico di lavoro.

Proprio per evitare che si ripetano episodi di questo genere, il Viminale sta insistendo per cercare soluzioni in mare. Attualmente c’è un traghetto a Porto Empedocle, il Moby Zazà, che ospita 215 migranti di cui 50 contagiati, assistiti dalla Croce Rossa. La concessione (si parla di 1,2 milioni di euro più Iva di costo per 30 giorni) è in scadenza ed è stata prorogata per altri 10 giorni per consentire la conclusione del periodo di quarantena per le persone a bordo. Poi servirà una nuova nave, da dislocare tra Sicilia e Calabria, per accogliere gli eventuali malati che sbarcheranno nei prossimi giorni. Ma la ricerca non è facile. Per il periodo estivo, con i traghetti quasi tutte impegnati e per la tipologia che serve, con spazi e presidi sanitari adeguati. Una prima gara, ha spiegato la ministra, «è andata deserta. Ora l’abbiamo fatta con procedura accelerata e nel giro di due giorni dovremmo vedere se c’è qualcuno. Pensiamo di sì perché ci è arrivata notizia di qualche società interessata». 

L’alternativa è quella di trovare strutture adatte a terra. Il Viminale pensa quindi a sedi militari. L’opzione policlinico militare del Celio è un’ipotesi sempre sul tavolo. Da un lato sarebbe, forse, la migliore struttura disponibile. Tuttavia, portare a Roma i migranti positivi al Covid-19 comporterebbe nuove fibrillazioni politiche. La Cecchignola è invece uscita dai radar dell’esecutivo. Il centro olimpico dell’esercito, che si trova sempre nella Capitale, adesso è impiegato per i militari che devono fare le missioni all’estero. Perciò i soldati, prima di essere spediti nei vari fronti in cui sono impegnati, passano qui due settimane. I militari, questo lo scopo della quarantena, devono partire con la certezza di non aver contratto il coronavirus.

Diversa, invece, la situazione in cui si trova il Celio. Il policlinico dispone oggi di 80 posti Covid liberi su 100. Inoltre ha i 50 letti di terapia intensiva senza nessun paziente. Ma oltre alla struttura, c’è il personale militare dell’esercito già rodato dall’emergenza coronavirus. Il problema contingente del covid si inserisce naturalmente nel più ampio problema della crescita dei flussi migratori, dall’Africa e dall’Est (già 9mila gli arrivi nel 2020, il triplo del 2019). Con sempre più sbarchi autonomi e, dunque, non controllabili. Per questo Lamorgese cerca alleati sia in Europa che nella sponda Sud del Mediterraneo. Ieri ha promosso una videoconferenza con i Commissari europei Ylva Johansson e Olivér Várhelyi, i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Spagna e Malta e gli omologhi di Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania. 

Una dichiarazione congiunta alla fine ha messo nero su bianco l’impegno a «ridurre la sofferenza umana, combattere lo sfruttamento delle persone vulnerabili e la perdita di vite in mare e a terra». Saranno utilizzati, ha spiegato la ministra, «tutti gli strumenti disponibili, compresi i partenariati bilaterali per individuare e perseguire le reti criminali che sfruttano le persone più vulnerabili». 

All’attacco l’opposizione. «Si chiudono - spiega Salvini - gli aeroporti e non i porti, l’unica cosa che cresce è lo sbarco di migranti. Vuol dire che qualcuno non sa fare il suo mestieri». Per Mariastella Gelmini (Fi) «il messaggio da dare è che in Italia non entrano clandestini e, anche in considerazione dell’emergenza sanitaria, i porti saranno off-limits per i barconi».

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