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Italy

Milano, presunte tangenti in Brasile:  a giudizio Techint e San Faustin

«Corruzione internazionale» in Brasile da parte della multinazionale italiana dell’ingegneria Techint (90 miliardi di fatturato annuo con 75 mila dipendenti di 450 società in 45 nazioni): è questa l’imputazione, formulata dai pm Donata Costa e Isidoro Palma, che ieri il gup di Milano ha ritenuto debba essere vagliata da un processo, al quale ha rinviato a giudizio al 14 maggio Gianfelice Rocca (presidente anche del gruppo ospedaliero Humanitas, ex presidente di Assolombarda, e ex vicepresidente di Confindustria in quel periodo), il fratello Paolo e il cugino Roberto Bonatti quali amministratori e soci di «San Faustin sa», cioè della holding del gruppo Techint, entrambe pure imputate per responsabilità amministrativa dell’ente in base alla legge 231 del 2001.

Le accuse

Oggetto del processo sarà dunque la contestata tangente dello 0,5% per far aggiudicare a Confab (controllata da San Faustin attraverso la Tenaris dei Rocca, n.1 al mondo nei tubi d’acciaio e quotata in Borsa a Milano, New York, Buenos Aires e Città del Messico) 22 contratti di fornitura di tubi del valore di 1,4 miliardi di euro: sei milioni e mezzo in mazzette che il pool del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale ricostruisce siano state pagate in Brasile nel 2009-2013 dall’uruguagio Hector Alberto Zabaleta, allora dirigente locale di Techint, al direttore (Renato Duque) della società pubblica carioca Petrobras, con denaro proveniente dai conti di società uruguayane alimentati dagli utili prodotti da San Faustin, la società «cassaforte» lussemburghese della famiglia Rocca. Le difese oppongono all’accusa più piani di argomentazioni. Il primo é che dai Rocca (famiglia accreditata di un patrimonio personale di 6 miliardi di dollari) non sarebbe realistico attendersi consapevolezza di un volume eventuale di tangenti per 6,6 milioni che, seppure rilevante in assoluto, perderebbe visibilità nel mare magno dei «90 miliardi di dollari di fatturato delle 450 società consolidate nella holding San Faustin durante il periodo investigato nei 45 Paesi con 80.000 lavoratori».

La società

La società San Faustin sostiene peraltro di «aver agito sempre in conformità ai principi etici e alle leggi» dei vari Paesi, e rimarca di «aver affidato a Kpmg una verifica indipendente su 1,7 milioni di email e 104 milioni di registrazioni contabili di 157 società», revisione che non avrebbe fatto emergere senza «alcuna evidenza del coinvolgimento degli amministratori di San Faustin in condotte illecite». I difensori Francesco Mucciarelli, Marco Calleri e Giuseppe Manzo al processo riproporranno poi la questione del difetto di giurisdizione italiana che ravvisano alla radice del procedimento milanese: sia perché San Faustin argomenta di «non avere sede in Italia per struttura di governance e di management», sia perché non ci sarebbe «alcuna evidenza che le eventuali condotte illecite siano state realizzate, anche solo in parte, in Italia». I vertici di San Faustin aggiungono di essere «una holding di partecipazioni con sede in Lussemburgo, che non interviene direttamente nelle attività operative delle sue società sussidiarie. Siamo certi che il giudizio dinanzi al Tribunale chiarirà l’assoluta correttezza dei comportamenti della Società e l’estraneità ai fatti contestati dei membri del board».

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