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Minigonne della discordia a Roma: "Io, vicepreside femminista ho solo dato un consiglio"

"Un equivoco, un fraintendimento". La vicepreside del liceo classico e scientifico Socrate respinge la ricostruzione che ha fatto salire le studentesse sulle barricate della rivolta anti-sessista. È il 14 settembre, primo giorno di scuola, i banchi monoposto non sono ancora arrivati, fa caldo e molte ragazze indossano le gonne. La vicepreside, secondo la testimonianza che ha provocato l'incidente, prende da parte alcune di loro e spiega che quella mise è provocante e a qualche professore potrebbe "cadere l'occhio". Apriti cielo: la storia vola veloce di bocca in bocca finché, per protesta, le studentesse non decidono di presentarsi a scuola in gonna sulla scia di una protesta analoga delle studentesse francesi.

Vicepreside, innanzitutto come sta?


"Ho attraversato momenti migliori".

Ci racconti la sua versione.
"Nella nostra scuola fa molto molto caldo e ragazzi e ragazze spesso hanno un abbigliamento estivo, per cui è una cosa assolutamente normale. Ma la differenza, rispetto alla normalità, è che sono seduti solo sulle sedie senza i banchi. E quindi un abbigliamento che non ha comportato mai nessun tipo di problema può diventare scomodo per le ragazze che sono costrette a restare a lungo sedute su una sedia".

E a quel punto lei è intervenuta.
"Sì, mi sono sentita di consigliare alle ragazze di indossare un abbigliamento più comodo seppure leggero che consentisse loro di stare sedute senza doversi preoccupare perennemente della posizione in cui trovavano. Tutto qui".

E quella famosa frase sui professori a cui può cadere l'occhio?


"Nessuna frase, è stato un discorso di sguardi, ho semplicemente trasmesso loro quello che stava accadendo a me in quel momento. La persona che hanno di fronte, anch'essa costretta a una posizione fissa per via del distanziamento, si può trovare durante il suo lavoro a dover decidere di direzionare il suo sguardo a destra e a sinistra, in alto e in basso. E potrebbe trovarsi difficoltà nel pensare di posare questo sguardo in un punto che gli crea imbarazzo".

Quindi il senso del suo richiamo qual era?


"Cercare di immedesimarsi nell'altro e nell'altra. Ripeto: anche nell'altra, perché questo è un discorso che vale per tutti i docenti, uomini e donne. Tutti si potrebbero trovare in una situazione di difficoltà".

Poi però si è scatenato il putiferio...


"Mi dispiace che questo equivoco non sia stato chiarito sul nascere".

Quindi per lei c'è stato un fraintendimento?
"Credo che la scuola in questo particolare momento sia ingessata in regole molto ferree. Il mio messaggio probabilmente è stato inteso come una ennesima regola, che però suonava come una ulteriore limitazione solo per le ragazze. Potrebbero aver pensato che si trattasse di una discriminazione di genere".

Nella sua scuola c'è il dress code?


"Mai, per scelta. Riteniamo che lasciare ai ragazzi la libera espressione dell'abbigliamento sia una cosa importante. Naturalmente nel limiti del rispetto per se stessi e per gli altri".

Ha ricevuto molti messaggi?


"Tantissimi, sto ricevendo la solidarietà di colleghi e amici. E questo mi dà conforto. Non vorrei diventare la portabandiera di una campagna tra divisa sì e divisa no. Non mi sento rappresentata da nessuna parte in questa diatriba".

Lei si considera una femminista?


"Non so più nel 2020 cosa possa voler dire. Sicuramente negli anni '80 lo sono stata. Nel 2020 vorrei che il messaggio fosse di una reale parità tra i generi che non passa attraverso i centimetri degli indumenti ma attraverso le possibilità che le donne accedano alle stesse possibilità lavorative degli uomini. In questo senso, da madre di due figlie, mi sento molto femminista".

Dovesse tornare indietro c'è qualcosa che non rifarebbe?


(Ride) "Alla luce di questa bufera probabilmente moltissime cose. Ma il messaggio l'avrei continuato a mandare, e lo avrei fatto accertandomi di più di come era stato recepito dall'altra parte".

Ci sarà una riflessione nella scuola su quanto accaduto?


"Sì, e va fatta insieme a persone che possano spiegarci meglio questi meccanismi".

Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha detto che approfondirà. È preoccupata per come potrebbe evolvere questa vicenda?


"In cuor mio no. Il mio lavoro di insegnante l'ho sempre fatta in modo decoroso".

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