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Monsignor Paglia: «Basta algocrazia, ci servono algoritmi etici: l’Uomo torni centrale»

Il presidente della pontificia Accademia per la Vita a Napoli per il Sabato delle Idee: «Il punto è umanizzare la tecnica, non rendere l’uomo schiavo della tecnologia»

di Luca Marconi

NAPOLI - Alla vigilia dell’assemblea della Pontificia Accademia per la Vita in Vaticano (26-28 febbraio) alla presenza di Papa Francesco, dedicata ai “buoni algoritmi” possibili ovvero all’Intelligenza Artificiale e all’addomesticamento “etico” del progresso indotto dalle nuove tecnologie digitali, il presidente accademico, monsignor Vincenzo Paglia, anticipa a Napoli, al Sabato delle Idee, consesso ideato dallo scienziato Marco Salvatore, le riflessioni sulle sfide che la quarta rivoluzione industriale impone sull’obiettivo antropocentrico e per la tutela del Pianeta. Valga da premessa la presa di posizione rivoluzionaria del Pontefice, che indica come possibile l’addomesticamento della quarta rivoluzione industriale in favore dell’Uomo (nella lettera Humana Communitas in occasione del XXV dell’Accademia); e se, per dirla col presidente del Cnr Massimo Inguscio - relatore - l’Intelligenza Artificiale ne è il pilastro (il McKinsey Global Institute stima che, entro il 2030, «l’IA porterà ad una crescita del 16% del Pil mondiale impattando sul 70% delle aziende», dall’agricoltura alla medicina predittiva) il tema affrontato alla Fondazione Salvatore (“Intelligenza artificiale, ricerca, etica e diritti nella sfida delle nuove tecnologie” a Villa Sanfelice di Monteforte alla presenza del ministro Gaetano Manfredi e del vice presidente Crui Lucio d’Alessandro, introduce il rettore federiciano Lucio De Vivo e interverrà in video la direttrice Royal Society Julie Maxton per citare solo parte degli convenuti) tanto più a Napoli, però , deve fare i conti inevitabilmente con il fattore-ambientale Mezzogiorno.

Se la domanda è come si trova un equilibrio tra etica, diritti e progresso, in che modo esso può essere antropocentrico, a Napoli invece, città di grande disagio sociale, come garantire che le cure migliori che l’intelligenza artificiale sta già producendo saranno accessibili a tutti? E non è forse questa la regione in testa per “fuga di cervelli” e quanto le tecnologie digitali potranno contribuire a cambiare lo stato delle cose?

Con la minaccia alla salute del Pianeta «che mette in forse la stessa vita umana», risponde monsignor Paglia, l’altro fronte «è quello di uno sviluppo incredibile delle tecnologie che permea in profondità l’Uomo e di cui il primo strumento è l’intelligenza artificiale. Pensiamo al “capitalismo della sorveglianza”, al possesso dei dati sensibili che conferisce, ad esempio, enormi poteri sugli altri a qualcuno. Allora col progresso della tecnica è indispensabile un progresso dell’etica, di fronte al rischio della “algocrazia” occorre una proposizione della “algoetica”, dobbiamo rendere etici e umani gli algoritmi. Il punto è: non dobbiamo tecnologizzare l’uomo ma umanizzare la tecnica».

E il gap del Mezzogiorno: affrontarlo è uno degli obiettivi «obbligati», dice Paglia, «nel campo dello sviluppo tecnologico va combattuto innanzitutto il pericolo di una sperequazione, di crescenti diseguaglianze: in tutto l’accompagnamento della creatività e della ricerca deve esserci un criterio di universalità di beneficio che faccia parte del prodotto o dei processi creativi stessi, devono essere costruiti in questa prospettiva, non è più sufficiente arrivare a cose fatte sperando in una equa distribuzione dei benefici che ne sia garantita l’utilità per tutti».

Il ministro Manfredi e Inguscio (Cnr) al Sabato delle Idee
Il ministro Manfredi e Inguscio (Cnr) al Sabato delle Idee

E Marco Salvatore, che in merito al gap-Sud ha già proposto un «Centro Campano» che «serva a mettere insieme esperti che guidino i giovani ricercatori a confezionare progetti che possano intercettare finanziamenti, un concreto antidoto alla fuga dei cervelli»: «Abbiamo già affrontato a Napoli, con Edgar Morin o Jacques Attali, il tema intelligenza artificiale cruciale in settori nevralgici come la salute e l’ambiente, dalla medicina di precisione alla diagnostica per la prevenzione, all’ottimizzazione della produzione agricola e la riduzione degli sprechi all’industria a basso impatto. Ed oggi è tanto più importante tentare di coniugare il progresso tecnologico con le inevitabili questioni etiche e giuridiche che ci pone, garantendo sempre la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo e l’uguaglianza nell’accesso alle grandi opportunità offerte soprattutto in tema di salute e longevità».