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Nazzareno Carusi scrive a Davide Rondoni: “Abbiamo un’identità, non un’appartenenza”

Nazzareno Carusi

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Caro Davide,

l’appartenenza cieca, che ha in odio le differenze perché le teme a causa della propria nullità, scambiata per quella chiara identità che invece, da quelle stesse differenze, è definita e a meraviglia illuminata, è forse il peggior male d’oggi, dal quale - diresti tu, poeta - nessuno in campo scampa.

Poi c’è l’ignoranza, che quest’inganno genera e ingigantisce da ogni parte, tutti travolgendo, a destra, a sinistra, al centro, in alto e in basso, i più di loro essendo mascheroni o claque d’una politica che non è più pensiero né arte né servizio, ma un circo di straccioni vili e tristi, senza grazia di cultura e intelligenza e perciò senza salvezza, che non s’accorgono nemmeno di quanto mortale sia per essi stessi questa spirale bieca di un far parte cieco, dell’appartenere e basta.

E’ contro tutto questo che dobbiamo andare. Dobbiamo scrivere, parlare, dialogare, suonare, cantare, danzare, recitare, insegnare, ragionare, organizzare, accettare, rinunciare. Perfino dimetterci, come hai fatto tu da quel che hai contribuito a fare nascere. E perfino tacere, quando il silenzio è la sola giustizia di un’armonia incompresa.

Dobbiamo farlo, insieme a molto altro, per l’unica dignità di protestare sempre con qualcosa da proporre in cambio che non sia aria fritta, il nome negato delle cose, le canzonette al posto d’inni sacri e i partiti che si chiamano di slogan e coltivano ideuzze invece di ideali.

Qualcosa da proporre in cambio che abbia peso, abbia una storia, e abbia i libri e gli anni trascorsi a leggerli e studiarli.

Qualcosa da proporre in cambio che sia seria, e veda e dialoghi dovunque. E sappia in questo modo immaginare quel che dovrà essere di tutti. Di tutti, non di parte.

Sennò sarà un’infinita e indegna presa in giro, il secolo brevissimo d’una farsa mondiale dopo quello breve e tragicissimo di due, forse di tre guerre mondiali.

Ti stringo con tutta la forza che ho.

[Foto: Nazzareno Carusi e Davide Rondoni © Veronica Frison, Bologna]

© Riproduzione Riservata

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