NIZZA - Il terrorista tunisino Brahim Aoussaoui è ricoverato in ospedale in prognosi riservata e non può ancora essere interrogato. Il ventunenne che ha compiuto l'attacco alla basilica di Nizza forse voleva morire da martire, come tanti altri jihadisti, e potrebbe fare la scelta di mantenere il silenzio davanti agli investigatori. Le indagini per adesso si concentrano sul suo percorso dall'Italia fino in Francia e sui suoi ultimi contatti telefonici. Nella notte la polizia ha fermato un uomo di 47 anni, sospettato di aver comunicato con Aoussauoi mercoledì, il giorno prima dell'attentato. In serata un altro un secondo fermo: l'uomo, di 35 anni, "avrebbe affiancato l'autore dell'attacco nella giornata precedente l'attentato".


Il terrorista, originario di Sfax, aveva anche inviato delle foto della basilica Notre-Dame-de-l'Assomption alla famiglia in Tunisi. “Ci aveva detto di voler passare la notte nella basilica”, ha raccontato il fratello ad Al Arabiya. Gli investigatori cercano di capire se ha agito da solo, ispirato dalle violenti polemiche intorno alle vignette di Maometto, o se sia stato telecomandato da qualcuno dei gruppi islamisti che negli ultimi giorni hanno diffuso appelli per attaccare la Francia. L’ultimo è apparso sull’agenzia Thabat, vicina ad Al Qaeda, il 25 ottobre, che invita a colpire tra l’altro proprio luoghi di culto. Poche ore dopo il capo della polizia aveva diramato una circolare ai 160mila agenti francesi per raccomandare massima vigilanza.

L'ennessimo attacco islamico - il terzo in un mese - sta infiammando la politica. Marine Le Pen ha giudicato "insufficienti" le misure prese finora dal governo francese per combattere l'islamismo. Sono "al di sotto" di ciò che dovrebbe essere attuato, ha dichiarato ai media locali, all'indomani dell'attacco a Nizza. La presidente del Rassemblement National ha quindi insistito, come ha fatto dopo l'assassinio di Samuel Paty, sulla necessità di una "legislazione di guerra" contro una "ideologia". "Tutte le persone che promuovono l'islamismo, che fanno proselitismo, devono essere giudicate ed espulse se straniere", ha spiegato. Il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, attacca: "Quando è troppo è troppo - dice il sindaco di destra - è ora che la Francia metta da parte le regole di pace per annientare definitivamente l'islamo-fascismo sul nostro territorio". Gli fa eco il deputato della città Eric Ciotti: “Per la prima volta dall'occupazione, la Francia non è più libera. Il nostro Paese è in guerra, siamo in guerra”.
 


Anche il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, usa il termine “guerra” per definire la battaglia contro “un nemico interno ed esterno”. “L'islamismo è una forma di fascismo del ventunesimo secolo, un estremismo che dobbiamo combattere” ha detto Darmanin. A proposito di leggi d'eccezione il ministro ha però aggiunto: “La grandezza della nostra democrazia, la sua forza, è poter dire ai francesi che, in un quadro giuridico, possiamo sconfiggere le più grandi barbarie”. Negli ultimi dieci anni, i vari governi hanno già approvato già otto leggi per rafforzare la lotta antiterrorismo sia nelle norme giuridico che nei mezzi dati ai servizi servizi. Secondo molti magistrati il sistema normativo è già al massimo della sua potenza. Anche i servizi segreti sono teoricamente ormai attrezzati sia in mezzi umani che tecnologici per la sorveglianza elettronica su cui sono stati fatti ingenti investimenti.