Italy

Otto anni tra scioperi e trattative: Manganaro lascia la guida della Fiom genovese

Origini calabresi, «testardo come un mulo», Manganaro ha cominciato a lavorare da ragazzo portando bombole del gas, poi ha fatto il supplente in una scuola professionale di Bargagli e alla fine è entrato in Comune come operaio

Genova – Dopo otto anni di scioperi e trattative, Bruno Manganaro termina il suo secondo mandato da segretario generale di Fiom Genova e passa il testimone. Questa mattina si terrà l’assemblea generale degli oltre cinquemila iscritti alla sala San Giorgio del porto per l’elezione del nuovo segretario. Parteciperà ai lavori Francesca Re David, segretario generale della Fiom nazionale, che presenterà all’assemblea la proposta per la successione.
Secondo quanto risulta al Secolo XIX, a succedere a Manganaro sarà Stefano Bonazzi, 43 anni, leader della rappresentanza sindacale unitaria di Leonardo. Come prevedono le regole, Manganaro lascia dopo due mandati consecutivi (il terzo non sarebbe possibile) ma resta al servizio delle tute blu della federazione nella quale è entrato 16 anni fa da operaio dell’Amiu. Nei suoi otto anni di battaglie, il segretario uscente ha saputo conquistarsi la fiducia e la stima dei metalmeccanici ma anche il rispetto delle controparti più ostiche. Va in questa direzione il saluto di Giampiero Castano, l’uomo dei 160 tavoli di crisi del Mise, ex direttore dell’Unità di gestione delle vertenze del ministero dello Sviluppo economico: «Onesto, determinato, talvolta molto rigido. Manganaro ha sempre parlato a nome dei lavoratori e i lavoratori si sono sempre riconosciuti in lui. È un uomo che stimo: è stato, nel bene e nel male, un vero rappresentante dei lavoratori».
Origini calabresi, «testardo come un mulo», Manganaro ha cominciato a lavorare da ragazzo portando bombole del gas, poi ha fatto il supplente in una scuola professionale di Bargagli e alla fine è entrato in Comune come operaio: servizio autospurghi. Immediata l’iscrizione al sindacato: «Erano gli anni Settanta - ricorda lui - il sindacato era politicizzato e da lavoratore era naturale iscriversi e discutere». Radicale e determinato, Manganaro ha sempre fatto parte della sinistra sindacale fin da quando entrò nella segreteria della Funzione Pubblica: «Negli anni Novanta ci fu una rottura, fui dimesso dal direttivo e tornai a fare l’operaio all’Amiu».

A imbarcarlo in Fiom è il segretario Franco Grondona, al quale Manganaro nel 2013 succede: «Da lui ho imparato tutto». Tra le tante battaglie vinte che il sindacalista ricorda con orgoglio quella di cui va più fiero è Fincantieri: sono gli anni 2010-2011, i vertici della società vogliono chiudere Sestri Ponente, i lavoratori si mobilitano, occupano il cantiere per una settimana e tutta la città si schiera in difesa dello stabilimento. Di quei giorni tesi conserva un buon ricordo persino Marco Grillo, oggi direttore del personale di Ansaldo Energia e ai tempi nello stesso ruolo in Fincantieri: «Lo vedevo arrivare in cantiere con lo zainetto e lo stuoino, aveva più di cinquant’anni e l’energia di un ragazzino. Durante l’occupazione dormiva con gli operai, aiutando a mantenere un certo tipo di ordine, perché il rischio era che la situazione scappasse di mano. Ha condotto le sue battaglie con grande determinazione e si è sempre dimostrato corretto, una caratteristica che purtroppo non è affatto scontata»


Sessantasei anni il segretario uscente, 43 anni l’entrante, Manganaro e Bonazzi appartengono a due generazioni diverse ma in comune hanno un tratto di strada fatto insieme. L’uscente resta a disposizione del sindacato, ancora non si sa in quale ruolo ma le idee chiare: «Ilva è una vertenza che deve trovare una soluzione. Più in generale, credo che il sindacato debba organizzarsi pensando al futuro, ai precari e agli immigrati, più che discutere del Recovery Fund, una partita in cui rischiamo di non toccare palla».

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