Italy

Riecco Bossi: «Il Nord barattato con il voto al Sud»

Oggi il Nord viene barattato per i voti al Sud». Dopo molto e molto tempo, Umberto Bossi torna a parlare. In pochi hanno ascoltato il fondatore della Lega dopo il fatidico 19 febbraio 2019, quando fu colpito da un nuovo, severo malore. Lo ha fatto Stefania Piazzo con una lunga intervista sul giornale online da lei diretto, La nuova Padania. L’autrice fu la penultima direttrice della Padania storica, il quotidiano fondato da Bossi nel 1997 e chiuso nel 2014. Il concetto che Bossi sottolinea a più riprese è che esiste ancora un grande spazio per un partito nordista come quello da lui fondato: «Il Palazzo non ti dà niente, l’autonomia non te la vogliono dare, e si vede». Per questo non c’è «motivo per interrompere la battaglia». E il Nord «fa ancora paura a Roma, senza la Lombardia e il Veneto l’Italia non è ricevuta da nessuno, non pesa economicamente, politicamente, commercialmente».

I grandi assenti dalle parole di Bossi sono Matteo Salvini e il nuovo partito salviniano che sta sostituendo la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, di cui il Senatùr è ancora formalmente presidente. Certo, è facile immaginare chi stia «barattando il Nord per i voti del Sud», ma Bossi non nomina Salvini. L’ex «Capo» dei leghisti non si rivolge al partito salviniano: è il Nord che «deve muoversi, perché tutto è rimasto come un tempo». Se dalla Lega salviniana non è arrivata una sillaba di commento alle parole di Bossi, c’è qualcuno per cui le parole di Bossi sono musica. È Gianni Fava, ex assessore regionale lombardo, oppositore interno alla linea di Salvini sin dal congresso del 2017 in cui lo sfidò per la segreteria. In questi giorni, lui e l’altro «eretico» Gianluca Pini, ex deputato emiliano, hanno scatenato la battaglia. Perché le tessere della Lega Nord oggi vengono regalate. E soprattutto, perché vorrebbero presentare in alcuni comuni (e forse anche in Toscana per una battaglia di testimonianza) il vecchio simbolo con un candidato nordista: a Bolzano, Soncino, Viadana, Faenza e Cascina. Quest’ultimo è il paese in provincia di Pisa di cui era stata sindaco l’aspirante presidente leghista della Toscana, Susanna Ceccardi. Pini fa sfoggio di ottimismo: «Stiamo completando le liste. Anche perché bisogna raccogliere le firme».

Chi certamente commenta le parole di Umberto Bossi è Gianni Fava: «C’è ancora bisogno di quel sindacato territoriale che per decenni aveva rappresentato un contrappeso democratico alle voraci istanze di uno stato sempre più opprimente». Secondo Fava, «la gente ce lo chiede e Umberto col fiuto che da sempre lo caratterizza ci ricorda che quello spazio politico è ancora tutto lì. Sostenere che c’è ancora bisogno di Lega nord non è un esercizio nostalgico ma prova di sano realismo». Su Salvini, Fava è fumante: «Ha scelto di ricercare il consenso in un elettorato al quale raccontare una favola per cui Quota cento, il reddito di cittadinanza, Alitalia e via dicendo rappresentano la normalità anziché l’obbrobrio che sono».

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