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Salvini: con Orban contro le regole Ue

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Roma - «Qualcuno in Tunisia si è offeso, sbagliando: io non ho detto che chiunque venga dalla Tunisia sia un galeotto ma che esporta anche galeotti», ha affermato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini dopo la convocazione dell’ambasciatore italiano a Tunisi per le sue frasi.

«Purtroppo, le cronache ci raccontano che, quest’anno e l’anno scorso, sono usciti di galera alcune migliaia di persone e che alcune di queste persone abbiano preso il barcone e siano state fermate e arrestate 22 volte nei centri di accoglienza italiani: è un fatto», ha proseguito il segretario leghista parlando coi cronisti. «Detto questo - ha concluso - il mio obiettivo è di lavorare ancora di più e meglio col governo tunisino perché è il Paese in cui funziona meglio l’accordo di riammissione e sono pronto a un incontro col mio omonimo tunisino» per discutere di immigrazione.

Il primo scontro diplomatico è arrivato quando ancora il governo non ha ricevuto la fiducia: la Tunisia ha convocato l’ambasciatore italiano a Tunisi, irritata per le parole del leader della Lega, che domenica aveva insinuato che il Paese nordafricano esporta «spesso e galeotti». In un comizio domenica a Pozzallo, il leader della Lega aveva sottolineato che «la Sicilia non può essere il campo profughi dell’Ue». «La Tunisia è un Paese libero, democratico, dove non ci sono guerre, carestie, epidemie e pestilenze e che non sta esportando gentiluomini ma spesso galeotti», aveva aggiunto Salvini.

Parole di fuoco che non sono state prese bene a Tunisi che ha convocato l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara, per esprimergli de visu «la profonda sorpresa per le dichiarazioni» di Salvini, «che non riflettono il livello di cooperazione tra i due Paesi nella lotta all’immigrazione irregolare». Ma anche la preoccupazione di «comunicare con il nuovo governo italiano per promuovere la cooperazione, le relazioni amichevoli e strategiche tra i due Paesi».

Nel comunicato, il ministero degli Esteri di Tunisi ha fatto notare che Fanara è stato «incaricato» dallo stesso Salvini di «informare le autorità tunisine che le sue dichiarazioni sono state prese fuori contesto e che è disposto a rafforzare la cooperazione tra Italia e Tunisia nel suo ambito di competenza».

Intanto il Viminale ha annunciato che al Consiglio di domani a Lussemburgo l’Italia voterà no al documento comunitario «perché penalizzerebbe ancora l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo. L’Italia non può essere trasformata in un campo profughi». E poi ha insistito: «Occorre buon senso. Quello degli sbarchi e dell’accoglienza di centinaia di migliaia di “non profughi” non può continuare ad essere un problema solo italiano. O l’Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro Paese, oppure dovremo scegliere altre vie».

«Con Orban cambieremo le regole Ue»

«Oggi ho avuto una telefonata cordiale con il primo ministro ungherese Viktor Orban: lavoreremo per cambiare le regole di questa Unione europea» ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini in un comizio a Fiumicino.

Poi sulla flar tax «vale quello che c’è scritto sul contratto, ma il primo intervento sarà la pace fiscale, con la chiusura delle liti tra italiani ed Equitalia. Il secondo intervento sarà sulle imprese, dall’anno prossimo interverremo sulle famiglie» ribadisce.

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Salvini accelera sui rimpatri

Al vertice dei ministri dell’Interno europei sull’ immigrazione, convocato martedì a Lussemburgo, Salvini (che domani sarà in Parlamento per il voto di fiducia del governo Lega-M5S) ha ribadito che «invieremo una nostra delegazione per dire no», perché «il documento in discussione penalizzerebbe ulteriormente l’Italia».

Comunque, ha aggiunto Salvini, «non arrivo al ministero dell’Interno con la clava a cambiare a tutto, arrivo in punta di piedi per studiare, per ascoltare, per capire. Sull’immigrazione c’è tanto da fare: ci sono accordi di riammissione con alcuni paesi, con altri non ce ne sono, alcuni invece non li rispettano. Non ci sono bacchette magiche. Occorre lavorare sulla riduzione dei costi, perché non è possibile che l’Italia sia il paese europeo che paga di più coloro che soggiornano qui e fanno domanda di asilo politico. Occorre lavorare sui tempi, perché non è ammissibile che ci si mettano due anni e mezzo dallo sbarco alla chiusura della pratica di asilo politico. Lo status di rifugiato viene concesso a 6 immigrati su 100, lo dicono le statistiche».

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Poi Salvini ha ribadito un concetto già espresso nelle ultime ore: «Le parole non bastano più, occorre un intervento economico e giuridico, l’Italia non può essere trasformata in un campo profughi a nome e per conto dell’Europa». Comunque, Salvini ha aggiunto che per il suo dicastero ci sono anche altri capitoli urgenti da affrontare: c’è il tema dell’organico dei vigili del Fuoco, «perché si avvicina l’estate e quindi l’emergenza incendi», c’è «il contrasto alla droga, la questione dei beni confiscati alla mafia. Fortunatamente arrivo in una macchina che è già perfettamente funzionante».

In mattinata, poi, il ministro dell’Intero è tornato sulla questione migranti con un “cinguettio”: «Occorre buonsenso. Quello degli sbarchi e dell’accoglienza di centinaia di migliaia di “non profughi” non può continuare a essere un problema solo italiano. O l’Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro paese, oppure dovremo scegliere altre vie», ha scritto su Twitter.

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Ieri, nel giorno in cui il neo ministro dell’Interno, dall’hotspot di Pozzallo , ha proclamato «basta con la Sicilia campo profughi d’Europa», sono tornate le tragedie in mare : sono state 56 (compresi molti bambini) le vittime di due naufragi di barconi di migranti avvenuti nelle acque della Turchia e della Tunisia.

Sul tema è intervenuto anche l’arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei, il cardinale Angelo Bagnasco: «L’accoglienza è un valore - ha detto al Secolo XIX - Basta proclami elettorali , serve saggezza».

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