Ci hanno provato con tecnici, medici, manager sanitari. "Ora hanno trovato l'unico incosciente che anche alle missioni impossibili non dice di no". È questo il ritratto che di Guido Longo fa chi ha lavorato con lui. Una vita in polizia, culminata con un incarico da prefetto, è a Longo che il governo ha deciso di affidare il compito di mettere ordine nei conti, negli ospedali e nei servizi territoriali della sanità calabrese, messa a nudo in tutta la sua fragilità dalla seconda ondata di contagi.

"Il mio sì - dice Longo da neocommissario - è un atto d'amore verso la Calabria e anche un dovere istituzionale". Ma anche la fine di un incubo per il governo, che sul commissario alla sanità calabrese, da settimane è incastrato all'angolo dai veti incrociati, incalzato dalle polemiche, impantanato su una nomina sempre più difficile anche da proporre al crescere dei rifiuti. L'ultimo, del coordinatore del Cts Agostino Miozzo, ieri mattina sembrava aver precipitato nuovamente la maggioranza nel caos. Ma quasi a sorpresa, a metà pomeriggio è bastato un Consiglio di ministri di quindici minuti per arrivare alla nomina di Longo.

"Un uomo delle istituzioni, che ha già operato in Calabria, sempre a difesa della legalità" lo presenta su twitter il premier Conte, che già troppi giorni fa aveva promesso "un'imminente soluzione". Plaude il Movimento Cinque Stelle, che di recente più volte si è messo di traverso su nomine già concordate, è contento il Pd e lo sono i sindaci calabresi, ma sembra mettere un punto alle polemiche anche il centrodestra. "Offriamo massima collaborazione in un momento di evidente grave emergenza" promette il leghista Nino Spirlì, presidente facente funzioni di Regione Calabria. Longo sembra aver messo d'accordo tutti.

Sessantasette anni, catanese di nascita, il neo commissario alla sanità calabrese ha sempre lavorato su "fronti caldi". A Palermo è stato alla Narcotici e alla Omicidi quando i Corleonesi per imporsi insanguinavano le strade. Transitato alla Dia, è stato lui a farsi carico del fascicolo sulla strage di Capaci, mentre a Caserta ha piegato Francesco "Sandokan" Schiavone e i casalesi. Per lui, in Calabria sarà un ritorno. Prima alla Omicidi, poi Questore a Reggio Calabria, da prefetto Longo è approdato a Vibo Valentia, dove non ha esitato a firmare le relazioni che hanno portato allo scioglimento di un rosario di Comuni. Ha lasciato per raggiunti limiti di età "ma il peggiore sgarbo che gli potessero fare - dice chi lo conosce - è stato mandarlo in pensione".

Allergico ai corto circuiti burocratici, esigente con i suoi al punto di sembrare ruvido, ma pronto a lavorare sul campo anche quando la carica gli permetterebbe di rimanere in ufficio, Longo torna in Calabria con fama di superpoliziotto a precederlo e forte di anni di esperienza. "Grosso modo so su cosa sto mettendo le mani, ci sono problematiche molto importanti" ma, dice, "devo vedere un po' la situazione in modo reale". Da lui il governo si aspetta tanto. C'è da riparare ai danni del passato che hanno lasciato una voragine debitoria, Aziende sanitarie sull'orlo del default, sciolte per mafia o entrambe le cose e uno scheletro ospedaliero e di medicina territoriale così esile da aver precipitato per settimane la Calabria in zona rossa, nonostante il numero contenuto di contagi. C'è da rispondere all'emergenza Covid. C'è da programmare il futuro con il piano di riordino degli ospedali e di edilizia sanitaria tutto da costruire. Ma Longo non sembra spaventato. "Mai avuto incarichi facili" assicura.