Italy

Scostamento di Bilancio, la vittoria di Berlusconi: richieste accolte e coalizione unita

C’è stato un momento in cui, ieri, le pressioni all’interno di Forza Italia perché «non ci si leghi le mani» vincolando il sì allo scostamento di Bilancio al volere degli alleati stavano per prevalere. L’ala moderata del partito — guidata da Gianni Letta, con Mariastella Gelmini a gestire i rapporti con i capigruppo di maggioranza e Renato Brunetta a trattare con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri — premeva per non sottostare ai diktat di Matteo Salvini: «Le nostre proposte sono state accolte dal governo, diciamo subito che voteremo sì, loro facciano quello che vogliono», era la linea a sera.

È servita una notte di serrate trattative in cui tutti hanno dovuto mettere qualcosa sul piatto — il governo che ha concesso tanto a FI ma qualcosa anche a FdI e a Lega, i pontieri ufficiali del Carroccio e azzurri al lavoro (da Tajani e Ronzulli Giorgetti, con la collaborazione degli uomini della Meloni) — perché si arrivasse a un’intesa che accontenta un po’ tutti ma che dà una vittoria oggettiva a chi si è speso per il risultato fin quasi a rompere la coalizione: Silvio Berlusconi.

«Voteremo uniti a favore dello scostamento anche al Senato, ed è una nostra vittoria — dice lo stesso Tajani —. Abbiamo cercato di tutelare i lavoratori autonomi, i più colpiti da questa crisi economica e sanitaria. Abbiamo insistito che ci fosse anche una moratoria fiscale a tutela di questa categoria. Il sostegno a questo scostamento non ha nulla a che vedere con il sostegno al governo. Lo abbiamo fatto nell’interesse degli italiani. Abbiamo dato un forte segnale di responsabilità, ora speriamo che il governo mantenga gli impegni presi».

Il Cavaliere torna al centro della scena dopo aver rischiato di uscirne molto male ottenendo un doppio risultato:un rapporto privilegiato con il governo ma anche la tenuta della sua coalizione. Per questo è stato il primo in mattinata a rompere gli indugi annunciando il sì di Forza Italia ma correggendo i suoi che gli attribuivano la volontà di andare per conto suo, se gli alleati non lo avessero seguito.

E gli alleati, in nome del bene supremo che oggi anche per loro è l’unità di una coalizione attesa al voto in primavera in oltre 1000 comuni, non hanno opposto resistenza.

«Sono contenta che la maggioranza arrivi sulle proposte che facciamo da mesi. L’opposizione è compatta ed è convinta che solo stando insieme può portare a casa questi risultati, mentre la maggioranza no, visto che ha presentato il progetto all’ultimo minuto», spiega Giorgia Meloni. Avvertendo che non si apre una nuova era, ma che «vigileremo con determinazione su quello che il governo fa con queste risorse».

«Guardando ai numeri stiamo parlando di 8 miliardi alle imprese, non spesi come in passato in monopattini e banchi delle rotelle. Al Pd farebbe piacere centrodestra diviso ma è un pio desiderio, anzi al posto loro mi preoccuperei di più di pezzi della maggioranza attenti alle nostre proposte», attacca Salvini.

Ma è chiaro che oggi i rapporti di forza nella coalizione si rimescolano, anche se restano ostacoli sul cammino. Come sul Mes, che FI è decisa a votare e Lega e Fdi no. E sulla struttura che dovrà prendere d’ora in poi la coalizione, visto che la proposta di Salvini per una federazione del centrodestra al momento non è stato accolta. Problemi di domani. Oggi Berlusconi si gode una centralità ritrovata. Fino a poche settimane fa, del tutto insperata.

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