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Teatro Grimaldello presenta "Caligola", al teatro Mascheranova

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Sabato 22 febbraio alle 21:00 e domenica 23 febbraio alle 19:30, al Teatro Mascheranova di Pontecagnano Faiano (SA), la compagnia Teatro Grimaldello presenta “Caligola”, scritto e diretto da Antonio Grimaldi, con Antonio Grimaldi e Cristina Milito Pagliara.

In scena il dolore dell’imperatore romano Gaio Cesare detto Caligola presso l’ara funeraria dell’amatissima sorella Drusilla. Il lavoro di Antonio Grimaldi è tutto autonomo dal Caligola di A. Camus se non per lo spunto narrativo: amore incestuoso - morte della sorella - lucida pazzia - crudeltà che, pure attinto dalla fonte svetoniana, rimane privo di interesse per l’aspetto strettamente storico ed interamente orientato a cogliere la vicenda umana, a sintetizzare, con i tratti e le tinte che rendono il teatro di Antonio Grimaldi unico, il sentire stesso di Caligola attraverso il suo cuore ed i suoi occhi. Drusilla (Cristina Milito Pagliara) è bellissima, pura, immobile e santa sulla pietra funeraria. Gaio (Antonio Grimaldi) non piange per lei – già diva – ma per sé stesso, per il mondo intero che fingendo di comprendere ove ignora, tradisce, finge ed allora il mondo è un mostro e Caligola è del mondo ma ha anche il potere. I ricordi dell’imperatore sono delicati, l’amore con Drusilla è avvolto fra coltri morbide e sensuali, il piacere della carne emerge dal corpo della donna come un’aura, come un vento leggero che le agita dolcemente i capelli, un sole lieve che le arrossa il viso, un soffio che le fa schiudere le labbra e tutto questo la innalza, ancora, oltre la sua vita, oltre la morte. In scena con Grimaldi e Milito Pagliara, due torce elettriche, alcune maschere, un mazzo di garofani rossi, tanta magia.

«L’uomo assurdo è ben rappresentato da Caligola. È la “costante eccezione che è la morte” a porre fine all’Assurdo, quando però si tratta della propria morte; quando invece si tratta della morte degli Altri, noi non possiamo che esserne spettatori. La morte per Camus non è una “possibilità esistenziale” e non dà autenticità alla vita. Pur tuttavia, è di fronte all’automatismo di una vita e di un mondo che “perdono di familiarità” che, d’improvviso, si manifesta il senso dell’Assurdo. La coscienza dell’Assurdo in Caligola è destata proprio dalla morte dell’Altro. Dall’orrore che “viene dal lato matematico dell’avvenimento” si inaugura un nuovo “movimento della coscienza” attraverso il quale Caligola “fonda” quel conflitto perpetuo tra sé e la sua stessa vita. L’intera speranza del mondo, rappresentata dall’amore per Drusilla, si sfalda e la riconciliazione col mondo non può più esistere; l’uomo assurdo accetta la lotta fra sé e la propria vita, fra sé e il mondo, accetta “la rivolta della carne”; vivere l’Assurdo non è dare un nuovo significato alle cose del mondo ma badare solo alle conseguenze di ciò che accade; ciò che accade si “scioglie” dalle possibili qualificazioni per “immergersi” nell’equivalenza del tutto. Al punto in cui l’Assurdo “prende corpo”, Caligola non può più darsi delle ragioni: darsi delle ragioni significherebbe “comprendere il mondo” ma “comprendere il mondo, per un uomo, significa ridurre quello all’umano, imprimergli il proprio suggello”. Con la coscienza dell’Assurdo, il mondo non è più familiare, l’Assurdo non può risolversi e l’uomo non trova più conciliazione col mondo. Il mondo “è messo in dubbio” continuamente. La fedeltà di Caligola all’Assurdo è totale: si trova scampo alla infelicità solo accettandone i termini; “dare vita all’assurdo” allora significa accettare la propria situazione, consapevoli del proprio destino senza speranze. Vivere, dunque, non è ricerca di un senso profondo delle cose, almeno apparentemente, ma “un perpetuo confronto dell’uomo e della sua oscurità”. La brama di assoluto, di quella verità caduta in frantumi, è il desiderio di possedere la luna. Ma Caligola non è un dio, e “morrà in una notte pesante come il dolore umano”». (O. Chieffi – Le Cronache)

Antonio Grimaldi, “una vita spesa sul palcoscenico”. Importante per lui la frequentazione di Casa Babylon Teatro con Nicolantonio Napoli a Pagani, ma fatale la conoscenza di Davide Iodice, regista teatrale napoletano. “Grazie a lui ho scoperto un altro modo di fare teatro, quello che oggi mi appartiene e identifica: un teatro fisico e performativo, più del corpo che della parola”. Grimaldi continua intanto a formarsi, con Emma Dante e Danio Manfredini, ma anche Judith Malina del Living Theatre e i maestri di mimo Michele Monetta e Yves Lebreton.

Per info e prenotazioni:


Teatro Mascheranova - Compagnia Live
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