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Tito Stagno e l’allunaggio: «La diretta dello sbarco sulla luna? Faceva un caldo… Ci abbassammo i pantaloni!»

«Ha toccato, ha toccato il suolo lunare!», una frase entrata nella storia della televisione, dell’intera umanità. Gian Antonio Stella de Il Corriere della sera ha intervistato Tito Stagno il conduttore Rai protagonista di quella notte indimenticabile del 20 luglio 1969 che vide l’uomo balzare sulla luna. Un sogno divenuto realtà.

Tito Stagno e lo sbarco sulla luna: «Che notte calda in tv, ci abbassammo i pantaloni»

A distanza di anni, in occasione del 50esimo dallo sbarco, Tito Stagno, ribattezzato da Mariano Rumor «astronauta ad honorem», ha condiviso aneddoti, ricordi, suggestioni e anche indiscrezioni sull’allunaggio. Il conduttore ricorda tutto perfettamente, come se fosse passato un giorno: il caldo insopportabile negli studi di Via Teulada, le luci puntate addosso e la maratona lunga 28 ore, inframmezzata soltanto da qualche telefilm, breve documentari e addirittura da una sfilata con una modella afroamericana di nome Luna. «A Roma era una giornata torrida, noi resistevamo da ore ma ormai in studio non c’era aria condizionata che tenesse… Diecimila fari accesi, un caldo terribile. Ci levammo la giacca. E continuammo la chiacchierata in maniche di camicia. Il Direttore, che era la buonanima (brava persona) di Villy De Luca, ci fece: «Cortesemente, vi dispiace rimettervi la giacca?» Andrea Barbato, che coordinava l’edizione straordinaria del Telegiornale, disse: «Obbediamo». Però si rimise la giacca e si calò i pantaloni. E tutti, fino al ginocchio, abbassammo i pantaloni. Tanto c’erano le scrivanie, coprivano tutto…», ha affermato Tito Stagno, che guarda con dolce malinconia all’ottimismo di quegli anni: «Fu un’impresa strepitosa. Conquistare la Luna, ragazzi, con quei mezzi di allora! Se penso a com’era il computer di bordo! Quello dell’Apollo 8 aveva la potenza di un telefonino di oggi. L’intero sistema di computer di Houston, cuore della missione, aveva quella di un personal computer. Con questi mezzi siamo andati… Lo spirito di “Apollo” dall’America aveva diffuso voglia di creare, di fare… Uno spirito di solidarietà, di pensare all’altro, preoccuparsi dell’altro. Così nacque l’impresa della Luna, mettendo insieme un esercito di scienziati, medici, informatici, militari…!». 

La diatriba con Ruggero Orlando: «Ha toccato o no?»

Davvero un’impresa pionieristica quella, tanti caffè e vitamina C. E Tito Stagno ha commentato così quella lunga diretta: «Ho un fisico che obbedisce. Obbediva, almeno. Per preparare tutto arrivai molto presto!». Al termine della chiacchierata il conduttore ha poi parlato della storica e infinita diatriba tra lui e Ruggero Orlando, che era a Houston: «Ma no, ma no, non fu un bisticcio. Erano arrivati a venti metri, dieci metri, due metri… Poi, pausa. Suoni confusi. Disturbati. Mi parve di sentire: “We.. We got land”, o roba del genere. Dissi: “Ha toccato!” Attento: non dissi “è atterrato”. Ma “ha toccato, toccato il suolo lunare”. E Ruggero: “No, non ha toccato”». Ma chi aveva ragione? «Dal suo punto di vista – ha ribadito Tito Stagno – lui, perché la navicella aveva solo toccato il suolo lunare con antenne per saggiare la pendenza del terreno e non rischiare un ribaltamento. C’era carburante, nella navicella, per soli 8 secondi. Otto secondi! Immagina la tensione. La cosa buffa è che nella “ciacolada” fra me e Ruggero a un certo punto ci siamo persi Armstrong che diceva: “Eagle has landed! Aquila è atterrata”. Che casotto, ragazzi!».

Dopo lo sbarco sulla luna il meritato riposo: «Anvedi Tito Stagno! Pare morto!»

Cosa ha fatto Tito Stagno dopo quell’annuncio memorabile? Come ha festeggiato lo sbarco sulla luna? Svelato anche questo con garbata ironia: «Uscii da Via Teulada che era l’una di notte. Mi ricordo che mi salutò un giovanotto. Era Herbert Pagani. Arrivai a casa, piombai sul letto. Il giorno dopo apro gli occhi, vedo il sole, decido d’andare con mia moglie a Fregene. Mi stendo sul lenzuolo e mi addormento. Un sonno vigile, sentivo i passi della gente, gli schizzi, qualcuno che giocava a palla, pah pah pah… A un certo punto una voce: “Anvedi Tito Stagno! Pare morto!” Hai capito i romani? Poteva dire pure: “È stato bravo però!”». 

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