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Trivellazioni Agnano, “la fumarola era acqua calda”. In Senato chiesto il commissariamento Ingvi

Il caso delle trivellazioni geotermiche ad Agnano finisce sul tavolo del ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi. Quattro senatori del M5S chiedono il commissariamento dell'Ingvi, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “Dalle analisi dei vapori è emerso che la fumarola era dovuta solo all'ebollizione dell'acqua di falda, e dunque priva di alcuna pericolosità. I vertici dell'Ingvi si sono dissociati dal progetto, creando allarme, ma sugli atti c'è la loro firma”, scrivono i senatori Margherita Corrado, Fabrizio Trentacoste, Iunio Valerio Romano, Nicola Morra. Nel documento presentato dai quattro parlamentari si chiede al ministro di fare chiarezza sulla vicenda, che ha destato preoccupazione tra i residenti, e che ha visto coinvolti i vertici dell'INGV e della Regione Campania.

L'indagine della Procura sulle trivellazioni

Le trivellazioni ad Agnano, in via Antiniana, erano partite lo scorso giugno e sono andate avanti per circa un mese. Il piano prevedeva di scavare un pozzo geotermico nell'ambito del progetto Geogrid per lo sviluppo dell'energia geotermica a bassa e media entalpia. Dal pozzo è nata una fumarola simile a quelle della zona di via Pisciarelli e della Solfatara, con getti di vapore acqueo e gas che arrivano fino a 50 metri d'altezza e con temperature di emissione di 100 gradi centigradi e temperature d'equilibrio fino a 270 gradi. La fumarola ha subito suscitato la preoccupazione dei residenti. Il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia con ordinanza ne dispose la sospensione. Il progetto condotto dalla società Graded, si avvaleva della collaborazione di molte università della Campania e dell'Ingvi, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ma l'Osservatorio Vesuviano, che fa parte dell'Ingvi, si è dissociato dall'operazione e nel bollettino del 7 luglio sui Campi Flegrei, ha “fortemente suggerito, in osservanza al principio di precauzione, un rapido intervento per la chiusura mineraria del pozzo”. Il pozzo è rimasto aperto per 35 giorni e chiuso in 12 ore il 16 luglio. Sulla vicenda la Procura della Repubblica ha aperto un'indagine conoscitiva e ci sono state riunione della Commissione nazionale Grandi Rischi.

I senatori M5S: “Ingvi ha creato allarme, va commissariato”

Nell'interrogazione al Ministro dell'Università, i quattro senatori M5S ricostruiscono la storia del Progetto GeoGrid, autorizzato dalla Regione Campania con decreto dirigenziale n. 29 del 29 novembre 2018. Il 23 aprile 2020 è stata inoltrata formale richiesta di rimodulazione del progetto con proroga di sei mesi, a firma di tutti i responsabili legali degli Enti facenti parte dell'ATS, principalmente per poter completare le operazioni di perforazione di un pozzo di bassa profondità (minore di 150 metri), in Via Antiniana ad Agnano di Pozzuoli (Napoli), in una proprietà privata, ed installarvi poi uno scambiatore di calore ed un micro-impianto dimostrativo, per usi non commerciali, di co-generazione elettrica-termica da fonte geotermica”.

Questa “sperimentazione – proseguono – mirava a dimostrare, per la prima volta in Italia, i vantaggi di una tecnologia geotermica ad impatto ambientale trascurabile, che permetterebbe di valorizzare in maniera sostenibile le enormi risorse geotermiche locali, nonché nazionali”. “L'8 giugno, sulla base di un'esplicita autorizzazione della Regione Campania, iniziavano i lavori di perforazione; tra i 50 e gli 80 metri di profondità, il pozzo intercettava una falda ad alta temperatura (100-120°C), iniziando ad emanare vapore di ebollizione e attirando l'attenzione preoccupata di cittadini e politici locali, oltre ai commenti discordanti di vari esperti”.

“L'Osservatorio Vesuviano si è dissociato, creando allarme”

“Veniva subito chiamato in causa l'Osservatorio vesuviano, sezione di Napoli dell'INGV – scrivono i senatori M5S – peraltro partecipante al progetto (referente scientifico il professor Giuseppe De Natale), che però, dopo l'invio sul posto di propri tecnici per compiere misure in emergenza (13 giugno 2020), si dissociava di fatto dall'accaduto, accreditando implicitamente l'ipotesi che i fumi emanati dal pozzo non fossero costituiti da semplice vapore acqueo con normali gas vulcanici in traccia e che la perforazione avesse causato danni molto più gravi. La direttrice dell'Osservatorio, dottoressa Francesca Bianco, poi accreditata dal Presidente INGV, professor Carlo Doglioni, affermava che "l'istituto non era stato informato né della data d'inizio, né tantomeno dell'area dove questa veniva effettuata" dava la stura ad una sequenza di avvenimenti incontrollati”.

“L'allarme sociale – induceva il Sindaco di Pozzuoli, prima ad inviare la Polizia municipale per bloccare le attività di perforazione, poi a chiedere il 12 giugno alla Regione Campania la revoca delle autorizzazioni e, infine, ad emanare in data 25 giugno un'ordinanza di messa in sicurezza. Per 35 giorni, mentre il pozzo, in virtù dell'ordinanza suddetta, rimaneva aperto, senza rivestimento e senza gestione, il Presidente dell'INGV e la Direttrice dell'Osservatorio vesuviano continuavano ad affermare, sia sui media sia in atti formali, di non essere a conoscenza del progetto, di non aver ricevuto l'allegato tecnico relativo alla perforazione, di non essere stati informati dal De Natale sulla perforazione e sul sito prescelto per essa, sostenendolo anche il 9 luglio scorso in un incontro, a Roma, con la sen. Silvana Giannuzzi, che in seguito avrebbe presentato sulla vicenda un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri”.

“La netta presa di distanza da parte di INGV finiva intanto per accreditare gli allarmi lanciati da comitati e politici locali circa un presunto disastro ambientale, creando nella popolazione, già sotto stress per il perdurare di fenomeni vulcanici "anomali" (bradisisma), una condizione tale da spingere la Procura di Napoli ad avviare un'indagine conoscitiva e la Commissione Grandi Rischi a convocare una riunione urgente della propria sezione Vulcani. Risulta tuttavia all'interrogante che per oltre un mese il De Natale, che il 14 luglio 2020 smentiva pubblicamente la contestazione mossagli dai vertici citati, non sarebbe stato sentito da questi per poter chiarire sul piano tecnico e scientifico cosa stesse accadendo, se non con messaggi formali, nonostante sue esplicite richieste e l'invio di documenti a sostegno della infondatezza della "dissociazione" dell'Istituto.

“Considerato inoltre che il 16 luglio 2020, a valle della citata ordinanza del 25 giugno 2020 che finalmente imponeva la definitiva messa in sicurezza, l'operazione è stata completata in sole 12 ore di cantiere; veniva bloccata definitivamente l'emissione di vapore, che si confermava dovuta solo all'ebollizione dell'acqua di falda, e dunque privo di alcuna pericolosità”. Il Presidente di un ente pubblico non dovrebbe poter dichiarare di ignorare un progetto di ricerca, che reca la sua firma in numerosi documenti amministrativi, a maggior ragione se si tratta di un'iniziativa prestigiosa, finanziata direttamente dalla Regione per oltre 3,5 milioni di euro e a cui partecipano i principali soggetti scientifici presenti sul territorio regionale, oltre che importanti partner industriali. Le dichiarazioni rilasciate ai media dal Presidente dell'INGV, riportate anche in atti formali, potrebbero avere inutilmente procurato allarme in una popolazione già stressata e danneggiato l'immagine delle università campane, degli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche coinvolti, delle componenti industriali dell'ATS GeoGrid e dell'INGV, nonché della geotermia e delle sue applicazioni più sostenibili”. Pertanto, chiedono al ministro di “commissariare temporaneamente l'Istituto per riorganizzarne i vertici, in modo da consentire sia il corretto espletamento degli importanti e delicatissimi compiti istituzionali, che gli sono affidati, sia l'accertamento, da parte delle autorità preposte, di ogni eventuale responsabilità nella vicenda”.

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