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San Marino

La truffa dei migranti minori: “Accolti, ma hanno 40 anni” e finiscono nelle strutture da 100 euro al giorno

Solo una parte, certo. Ma dal conto salato. E soprattutto a forte rischio raggiri.

Da qualche tempo c’è chi punta il dito su un’anomalia saltata agli occhi degli addetti ai lavori: molti migranti minorenni tutto sembrano meno che pargoli bisognosi di cure. Alcuni “non hanno i capelli”, altri dimostrano “35 anni”, eppure il Belpaese li accoglie (e paga) come se fossero fanciulli (guarda il video).

I dati dicono che dei 7.580 immigrati censiti in Italia come minorenni, oltre il 63% ha 17 anni e un altro 22,5% ne ha 16. Di “bambini” nella fascia 0-14 anni ne risultano appena 502. Una manciata. Sarà solo una coincidenza? Possibile che tutti i giovanotti alla soglia della maggiore età decidano di prendere la via del mare (Mediterraneo) o quella di terra (rotta balcanica) per raggiungere il Belpaese?

In realtà dietro si nasconde dell’altro. Quando a fine gennaio il procuratore di Siracusa, Antonio Scavone, salì a bordo della Sea Watch 3 ancorata al largo, notò che “alcuni minorenni hanno età dubbia perché non hanno documenti con loro”. Il problema è rilevante. Il pm notò che i richiedenti asilo avevano dichiarato “come data di nascita o il 1 gennaio” o solo l’anno (il 2002) che, guarda caso, gli permetteva di definirsi 17enni.

In Friuli Venezia Giulia (ma non solo) il fenomeno è all’ordine del giorno. “Ci sono casi eclatanti – dice al Giornale.it Antonio Calligaris, consigliere regionale Lega in Fvg – Pakistani e Afghani si dichiarano minorenni ma, molto spesso, sono dei palesi 40enni”. Dei 498 Msna “friulani” registrati nel terzo trimestre del 2018, il 93,8% ha tra i 16 e i 17 anni. Di questi, l’87% arrivano da Kosovo, Pakistan, Albania e Afghanistan. “Alcuni di loro hanno i capelli bianchi”, ci racconta Karim, nome di fantasia di un ospite di una struttura per minorenni in cui il più vecchio tra i “finti” giovani “avrà 30 anni”. E che lì, dunque, non dovrebbe esserci.

Il problema è che nessuno verifica con attenzione. “Quando sono arrivato – spiega Mohamed, ex ospite in un centro per Msna – ho dichiarato una data di nascita ma le autorità non hanno controllato”. Lo Stato si è accontentato delle dichiarazioni rese all’approdo in Italia, senza interessarsi molto della verità dei fatti. “Io – fa notare – sono nato in Pakistan nel ’95, ma i miei genitori mi hanno registrato nel ‘97”. Ma nessuno ha indagato sulla sua vera età.

La polizia ha le mani legate. “La prassi è che loro dichiarano un’età e la storia finisce lì”, spiega un agente che chiede di rimanere anonimo. L’Italia spesso si fida delle loro parole. “Gli accertamenti si fanno solo se il minore compie gravi reati – aggiunge il poliziotto – Il giochetto lo conoscono anche loro”. E ne approfittano.

A modificare le regole del gioco è stata la cosiddetta legge Zampa del 2017, voluta e votata dal Pd. All’articolo 5 si legge che “qualora sussista un dubbio circa l’età dichiarata” dall’immigrato, dopo aver tentato la via diplomatica con lo Stato di appartenenza, il Tribunale potrebbe disporre l’accertamento socio-sanitario. Che però ha molti limiti. “Il range di errore è di 3-4 anni“, spiega l’agente. E così la norma impone che, nel caso permangano dubbi sull’età, “questa si presume ad ogni effetto di legge“. Si presume. E via.

Certo, per lo Stato verificare ogni singolo caso sarebbe un dispendio non indifferente di energie, quindi spesso si preferisce sorvolare. I migranti sfruttano così un sistema colabrodo: arrivano in Italia, si dichiarano minorenni e ottengono tutti i benefit. Tra cui una maggiore probabilità di rimanere nel Belpaese. Gli Msna, infatti, ottengono un permesso di soggiorno per minore età e (dati 2018) solo il 26% di loro non incassa un qualsiasi tipo protezione dopo la richiesta di asilo. Un dato ben diverso dalla media dei maggiorenni, che nel 67% dei casi ottiene un diniego e deve tornare nel proprio Paese.

Il fatto è che accogliere finti-minorenni-senza-capelli in un centro per Msna non è gratis. Il conto per i contribuenti è da capogiro. Per il 2020 e il 2021 è prevista una spesa di 170milioni di euro. Mica briciole. “Le strutture – spiega Luca Colussi, tutore legale di minori – costano dai 70 ai 100 euro al giorno per migrante”. Quasi il doppio di un immigrato maggiorenne. “Non mi sembra giusto – conclude Calligaris – che in strutture per dei ragazzi ci finiscano dei 40enni. Basterebbe fare dei controlli per risparmiare molti soldi e non dare servizi a chi non se lo merita”. Il Giornale.it

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