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Addio Benedek, leggenda della pallanuoto

L'ex pallanotista ungherese Tibor Benedek, uno dei più grandi giocatori della storia, è morto a soli 47 anni a causa di un male incurabile. Soltanto un mese e mezzo fa - quando era ancora allenatore dell'Ujpest, squadra di Budapest -  aveva dato l'annuncio a sorpresa che avrebbe lasciato lo sport che amava: "La ragione di questa decisione è puramente privata. Non desidero fare altre dichiarazioni a riguardo" erano state le sue lapidarie parole, che avevano fatto subire temere il peggio. "Parteciperò ma solo come tifoso alla vita della pallanuoto ungherese" aveva aggiunto. Il 12 luglio avrebbe compiuto 48 anni.

Dotato di un tiro mancino eccezionale, Benedek nella sua carriera di giocatore aveva vinto tra l'altro tre ori olimpici con l'Ungheria (Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008), più molti altri titoli a livello di club, anche con la calottina biancoceleste della Pro Recco. Proprio con i liguri aveva firmato 4 Champions League e un'altra l’aveva centrata con l'Ujpest. Appesa la calottina al chiodo, era diventato ct dell'Ungheria conquistando i Mondiali 2013, un argento e un bronzo agli Europei 2014 e 2016, oltre a due argenti in World League e uno in Coppa del Mondo.

"Tibor era un uomo straordinario anche fuori dall'acqua, un professionista umile e carismatico" l’ha ricordarlo sul proprio sito la Pro Recco. Era arrivato in Italia nel 1996, ingaggiato dalla Roma Nuoto dove aveva vinto il suo primo scudetto italiano, nel 1999. Proprio in occasione di quel Tricolore fu però accusato di doping dopo essere risultato positivo a un anabolizzante al termine della semifinale con la Florentia. Si difese dicendo che lo aveva assunto inconsapevolmente con una pomata, ma fu squalificato per tre mesi dalla Federnuoto italiana e per otto da quella internazionale.

Il mondo della pallanuoto, gli ex compagni di squadra ma anche gli avversari lo ricordano però come un esempio. "Un giorno triste, Tibor era un punto di riferimento" sono state le parole di Maurizio Felugo, il presidente della Pro Recco. Anche la Federnuoto italiana lo ha voluto celebrare: "Era malato da tempo e solo la sua grande determinazione gli ha consentito di combattere ancora contro un male inesorabile. La stessa che, con una classe immensa, l'aveva reso uno dei giocatori di pallanuoto più forti di sempre grazie al suo mancino naturale. Una leggenda della pallanuoto".

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